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venerdì 25 settembre 2020

Pensioni, spesa record nel 2020: è pari al 17% del Pil. Che impatto avrà sulla revisione di quota 100

 


La Ragioneria generale calcola le ricadute sul sistema pensionistico degli effetti della pandemia e delle uscite anticipate volute dal “Conte-1”: nei prossimi dieci anni uno scostamento dello 0,8% del Pil

Un arretramento dell'economia nazionale di quasi dieci punti in un solo anno lascerà impronte durature sulle curve della spesa pensionistica e socio-sanitaria. Di quanto lo prova a stimare la Ragioneria generale dello Stato nel consueto Rapporto sulle tendenze di medio-lungo periodo, che quest'anno arriva alla vigilia della Nota di aggiornamento al Def.

Il picco al 17% del Pil

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martedì 15 settembre 2020

Tagliati i parlamentari vogliono anche sceglierli

 

Le Camere potrebbero tranquillamente essere sostituite da rispettabili consessi dediti a interessanti conversazioni sull’ultimo successo editoriale, sul tempo, e magari sulla classe arbitrale “tutta venduta alla Juventus”.

Non ce n’era bisogno. Ma per non farsi mancare niente, e senza alcuna vergogna, il testo base della nuova legge elettorale approvato dalla Commissione Affari costituzionali della Camera con i soli voti dei 5Stelle e del PD ci ha tolto ogni dubbio. E, cioè, ha dimostrato ancora più chiaramente le conseguenze del combinato disposto del taglio dei parlamentari (se, come pare, domenica prossima prevarrà il Si al referendum) e della nuova legge elettorale. Il testo base, infatti, non prevede le preferenze. Per ora si voterebbe con liste bloccate. E’ pur vero che si tratta di un testo base, sul quale pioverà una gragnuola di emendamenti di tutti i tipi. Ma è altrettanto vero che PD e 5Stelle hanno lasciato aperto il problema per il semplice motivo che non son d’accordo: contrari alle preferenze i democratici, al momento favorevoli i grillini.

E, dunque, non ci prendano per i fondelli. Senza voto di preferenza e con un numero minore di deputati e senatori, le nostre due Camere potrebbero tranquillamente essere sostituite da due circoli o club. Insomma, rispettabili consessi di signori e signore dediti ad interessanti conversazioni: sull’ultimo successo editoriale, sul tempo che non mantiene mai ciò che promette, magari anche sulla classe arbitrale “tutta venduta alla Juventus”. O qualcuno vorrebbe venirci a dire che la nostra è ancora una Repubblica parlamentare, quando i parlamentari vengono nominati dalle segreterie dei partiti, senza nemmeno un giro di cortesia là dove vivono e lavorano coloro che dovrebbero mettere il timbro formale alla pratica andando a depositare in numero sempre più circoscritto la scheda nell’urna?

Abbiamo ascoltato esponenti dei 5Stelle affermare che il loro partito è a favore delle preferenze. Ma che, alla fine, la loro coscienza è comunque salva perché il loro movimento sceglierà i propri rappresentanti in parlamento in maniera democratica, tramite Russeau. Di peggio non si poteva ascoltare. Chi si assume l’immane compito di spiegare a questi scappati di casa che le leggi si fanno per il popolo, non per il partito? Il voto che conta è quello degli elettori, non degli iscritti al partito; gli eletti, appunto, rappresentano il popolo, non il proprio partito; dunque, deve interessare come vengono scelti tutti i parlamentari. Nessuno può loro spiegarlo, perché la prevalenza dell’interesse di partito rispetto a quello delle istituzioni è diffusa presso tutti i partiti. E, infatti, siatene certi, nessun partito farà una vera battaglia a favore delle preferenze: a destra, a sinistra o al centro. Infatti, da 25 anni, le leggi elettorali che si sono succedute su un punto concordavano: scippare agli elettori la scelta dei deputati e dei senatori. I vertici dei partiti avrebbero potuto profittare di questo scippo per migliorarne la qualità. E, invece, hanno puntato sulla fedeltà. Ecco perché solo gli elettori, con una valanga di No, potrebbero fare capire che la misura è colma e che i cittadini vogliono riappropriarsi del diritto di scegliere.

Nicola Cariglia | 15 Settembre 2020

lunedì 14 settembre 2020

Bonus Facciate anche per interventi interni

 

Detrazione per intervento visibile da strada anche se su superfici interne, verniciatura infissi e persiane sempre esclusi: chiarimenti dal Fisco.

Bonus facciate o Ecobonus: decide il condomino

Con le nuove risposte n. 348 e n. 346 dell’11 settembre, l’Agenzia delle Entrate chiarisce due aspetti applicativi del bonus facciate: ammessa l’agevolazione fiscale anche se la ristrutturazione della facciata esterna dell’edificio è solo parzialmente visibile dalla strada, mentre restano sempre escluse le spese di riverniciatura di scuri e persiane.

Il bonus è quello introdotto dalla legge n. 160/2020, articolo 1, commi da 219 a 223 (legge di bilancio) e concede una detrazione del 90% delle spese sostenute nell’anno per interventi di recupero o restauro della facciata di edifici esistenti (strutture opache, balconi, ornamenti e fregi) in zone A o B, secondo i criteri stabiliti dal DM Lavori Pubblici n. 1444/1968 e con regole specifiche in caso di interventi influenti dal punto di vista termico o che interessino oltre il 10% dell’intonaco della superficie disperdente lorda complessiva dell’edificio.

Tutti i riferimenti e le regole di base sono contenute nella Guida 2020 dall’Agenzia delle Entrate.

Lavori interni

Con il primo interpello si chiarisce che il bonus spetta anche se la zona interessata dagli interventi è visibile solo parzialmente dalla strada. A patto che i lavori riguardino il perimetro esterno visibile dell’edificio e, in particolare, elementi della facciata che costituiscono esclusivamente la “struttura opaca verticale” del fabbricato. Se invece non sono visibili da strada, non saranno agevolabili i lavori su per il rifacimento di superfici confinanti con chiostrine, cavedi, cortili e spazi interni. Se invece sono visibili, allora sono detraibili.

Bonus facciate: cessione credito o sconto fattura

Il beneficio può essere fruito anche come sconto in fattura o con cessione del credito d’imposta, per un importo pari alla detrazione spettante.

Finestre e infissi

La tinteggiatura di scuri e finestre non rientra tra le spese ammesse al bonus facciate. Sono agevolabili sempre e solo interventi di consolidamento, ripristino, miglioramento e rinnovo su elementi della facciata che fanno parte della struttura opaca verticale, oltre alla pulitura e tinteggiatura della superficie stessa. Sono quindi esclusi lastrici solari e tetti, pavimenti verso locali non riscaldati o verso l’esterno, la sostituzione di vetrate, infissi, grate, portoni e cancelli.

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