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giovedì 12 marzo 2020

FAGGELLA, Gabriele



FAGGELLA, Gabriele. - Nacque a San Fele (Potenza) il 28 ag. 1856 da Gabriele e Alfonsa Marraffino in un gruppo familiare che sarà ricco di personalità considerevoli: dei fratelli Donato e Manlio, entrambi più giovani del F., il primo, anch'egli magistrato, sarà senatore dal 1929, mentre il secondo seguirà la carriera accademica come grecista.
Il F. si laureò in giurisprudenza all'università di Napoli nel 1879 ed esercitò per qualche anno come avvocato a Potenza. La temperie dell'ateneo napoletano lo permeò profondamente, avvicinandolo una volta per sempre alla pandettistica, a quella cultura giuridica tedesca della quale il F. sarà sempre attento osservatore e al diritto romano, che gli farà da costante punto di riferimento nella riflessione: la seconda edizione della più nota fra le sue opere, I periodi precontrattuali e la responsabilità precontrattuale (Roma 1918), sarà infatti dedicata a Carlo Fadda.
Nell'89 il F. superò brillantemente gli esami da pretore, senza però prendere servizio a causa di vicende familiari. Tre anni dopo entrò come giudice presso il tribunale di Roma, dove rimase fino al 1899.
Negli anni trascorsi al tribunale di Roma il F. redasse un gran numero di sentenze di rilievo, in gran parte pubblicate sulle riviste Temi romana e Giurisprudenza italiana. In particolare il tenore di una fra queste indica la salda adesione del F. ai principi dell'Italia liberale: quella del 22 giugno 1898 in causa Merino c. Flores, relativa alla competenza a conoscere da parte del tribunale civile italiano materie attribuite da ordinamento straniero ad altre autorità giurisdizionali, nella fattispecie il tribunale ecclesiastico relativamente a una controversia di separazione personale fra coniugi di cittadinanza spagnola. La sentenza opta per la piena competenza del tribunale civile italiano, ai sensi dell'art. 6 disposizioni prel. del Codciv., in considerazione "della inesistenza del giudice speciale a cui la legge straniera devolve la questione di separazione personale", non avendo l'autorità ecclesiastica in Italia "altra sfera d'influenza che spirituale": per quanto concerne materie di stato civile, "qualunque sia la iurisdictio straniera competente, in Italia, essendo controversie di diritto civile, non possono essere deferite che alla giurisdizione civile ordinaria" pure tenuta all'applicazione di normativa straniera (La Legge, I [1898], pp. 198 s.).
La prima caratteristica della riflessione del F. è la consapevolezza di non poter separare la carriera, la coscienza e la posizione del magistrato da quella del giurista, pure appartenendo a una cultura giuridica che sottolinea con forza il profilo accademico e dottrinale: sin dalle prime indicazioni intorno alle sedi preferite egli fa sostanzialmente notare che, ferma la sua disponibilità alle esigenze ministeriali, i suoi voti si indirizzano ai posti dove possa proseguire l'attività scientifica in ambiente favorevole agli studi, pertanto al meglio sedi universitarie; e la sua vasta produzione scientifica verrà costantemente richiamata a fondamento delle sue eccellenti note di merito. Nel 1899, in un articolo apparso sul settimanale La Toga, il F. metteva in risalto il legame fra le due attività e prospettive, sostenendo "dover essere uno solo il criterio atto a dare la misura del merito di ciascun magistrato: l'esame obbiettivo del valore delle sentenze o di altri lavori giuridici, dall'esclusivo punto di vista scientifico" (Del modo di mantenere alto il prestigio della magistratura in Italia, II, in La Toga, 22, 11 giugno 1899, p. 1).
La biografia del F. attraversa l'intero tragitto della monarchia unitaria, anche se la sua maturità scientifica si svilupperà dall'età giolittiana ai primi vent'anni del nostro secolo. I primi anni romani furono già assai produttivi, e ne emersero a tutto tondo le principali caratteristiche della sua opera di giurista: sono gli anni in cui la civilistica tedesca, penetrata in Italia a livello accademico, era oggetto di diffusione e interpretazione a livello di cultura giuridica pratica e forense. È del '97 la traduzione del codice civile tedesco (Bürgeliches Gesetzbuch indi: BGB) da parte dell'avvocato torinese Ludovico Eusebio, cui nel 1898 il F. faceva esplicito riferimento nel suo I principii direttivi comparati del Codice civile per l'Impero germanico (La Legge, II [1898], pp. 247-252, 283-288, 320-324).
Il BGB per il F. è "il lavoro legislativo più importante" del secolo XIX, eccelle sugli altri codici, e "segna un progresso non piccolo nel campo legislativo, degno di imitazione e di esempio agli altri popoli civili" è caratterizzato dal forte riferimento organizzativo al "sistema romanistico della trattazione del diritto che prevale negli studi moderni", pur discostandosene per molti versi, e in questo trova ragione la sua superiorità sulle legislazioni di modello francese. Del pari, nella sua esposizione il F. intende seguire "il metodo puramente scientifico dei romanisti e dei civilisti moderni" (ibid., pp. 247 s.).
Particolarmente significativa la posizione del F. in merito alla normativa sulle persone giuridiche: egli si mostra incline a ritenere la personalità preesistente al riconoscimento, seguendo così la posizione sostenuta da C. Fadda e P. E. Bensa, che nelle note al Diritto delle pandette di B. Windscheid parlano, a proposito della posizione dei centri d'interesse nel nostro ordinamento, di "stato di fatto" preesistente al riconoscimento statale (B. Windscheid, Diritto delle pandette, Torino 1902, p. 815).
Il F. reputava tuttavia che la normativa tedesca avesse dato corpo a "gravi disposizioni", lesive di un corretto svolgimento della libertà d'associazione: anzitutto nel contemplare la soppressione della capacità giuridica di un'associazione quando la sua attività leda l'interesse pubblico (§ 43 BGB), per il tramite di un testo particolarmente generico sulle condizioni dell'intervento d'autorità; poi nel prevedere (§ 43 2° capoverso) la revoca della capacità per quelle associazioni che si indirizzino a scopi religiosi o politici ad esse originariamente estranei, poiché "tutto ciò è rimesso all'arbitrio dell'autorità", e sin troppo facile può rivelarsi il rinvenire fra gli atti d'una qualsiasi associazione "un carattere qualsiasi o politico o sociale o religioso". Per il F. "questo diritto supremo, una specie di ius vitae et necis, sulle associazioni" è troppo esteso, "atto a permettere arbitrii e violente oppressioni a scopo politico, tanto più che l'esame delle illegalità e della contrarietà agli scopi statutari è sottratto all'autorità giudiziaria" (I principii direttivi, cit., pp. 283 s.).
Va notato che il richiamo del F. ad un'intima preesistenza della vita giuridica della persona collettiva al riconoscimento statale, pur manifestando una prospettiva per così dire liberale o se si preferisce garantista della posizione dell'ente, appare più significativo se inquadrato in un discorso sulle fonti proteso a metterne in risalto il momento prestatuale e la vigenza di fonti non scritte nel sistema normativo. In questo, le riflessioni del F. sembrano aver assimilato profondamente gli sviluppi della cultura giuridica italiana di quegli anni, che proprio sulla relazione tra momento pregiuridico e ordinamento positivo affrontano il mutamento civile e fondano i propri sistemi teorici. Da C. Fadda a G. Giorgi e a F. Ferrara, da V. Miceli a S. Romano, questione delle fonti e questione delle persone giuridiche e dei centri d'interesse collettivo scandiscono le riflessioni della cultura giuridica, dalla teoria generale sul metodo, al diritto civile, costituzionale, amministrativo (cui pure s'interessò il F.: si pensi al suo La legislazione bellica in relazione al diritto pubblico preesistente ed alle future riforme, in Rivdi diritto pubblico, X [1918], I, pp. 345-396, saggio particolarmente attento alla fisionomia delle persone giuridiche pubbliche).
Nel 1901 il F., classificato promuovibile a grado superiore, fu nominato vicepresidente del tribunale di Milano; nel 1902 consigliere presso la corte d'appello di Messina, dove la situazione politica richiedeva magistrati che riscuotessero la piena fiducia del governo. Un anno dopo venne trasferito alla corte d'appello di Napoli, dove dal dicembre del 1907 fu presidente del tribunale. Nel 1909 tentò la competizione elettorale nel collegio di Muro Lucano, ma senza esito, e forse senza eccessivo impegno, avendo egli richiesto per la campagna un permesso di soli dieci giorni.
Sono gli anni in cui vide la luce quella che fra le monografie del F. conoscerà maggior diffusione, dedicata alle responsabilità precontrattuali (Dei periodi precontrattuali e della loro esatta costruzione scientifica, Napoli 1906; la monografia ebbe una seconda edizione, Roma 1918). La prossimità del F. alle prospettive della pandettistica, che emerge pienamente in quella che è forse la maggiore delle sue opere, non lo allontana però da una riflessione sulla problematica delle fonti, che anzi sembra caratterizzare sempre più i suoi scritti.
Di particolare interesse a questo proposito è un saggio del 1909 (Fondamento giuridico della responsabilità in tema di trattative contrattuali, in ArchgiurFilippo Serafini, LXXXII [1909], pp. 128-150) che poi sarà sostanzialmente incluso nella seconda edizione della monografia sui periodi precontrattuali (Dei periodi precontrattuali e della loro esatta costruzione scientifica, Roma 1918, pp. 86-116), in occasione del lavoro dedicato nel 1908 da R. Saleilles sulla Revue trimestrelle de droit civil alla monografia del 1906: le stesse ragioni che muovono il F. ad interessarsi alla materia delle responsabilità precontrattuali e ad aderire all'ipotesi d'una loro piena esistenza - gli interessi economici e commerciali di frequente lesi dall'incerta disciplina delle trattative preparatorie del contratto (Fondamento giuridico, cit., p. 129) - mostrano con estrema chiarezza il suo temperamento scientifico, incline a temperare l'animo del giurista con l'esperienza del magistrato e viceversa.
Il breve saggio del 1909, nel suo complesso, si rivela nella sua interezza concentrato su questioni di teoria delle fonti. Anzitutto, in assenza di punti di riferimento precisi, il F. afferma di avere elaborato le sue riflessioni in materia di responsabilità precontrattuali a partire dai principi generali del diritto. Ma il suo intento è sfuggire a un uso arbitrario degli strumenti della buona fede e soprattutto dell'aequitas: questa infatti è nozione relativa e variabile, il che è confortato dall'indeterminatezza che aveva caratterizzato il concetto di aequitas adoperato dal legislatore. Per il F., al contrario, la nozione di aequitas è riformulabile secondo criteri più fermi, così da poter guidare il lavoro dell'interprete: essa "non è livellazione ... ma proporzionalità ... eguaglianza proporzionale di trattamento giuridico è l'aequitas nella sua essenza e nella sua idealità", e in quanto "proporzionalità" racchiude il concetto di "relatività".
Lo sguardo al diritto romano come fondamento dei principi generali, "non come legislazione sussidiariamente in vigore, ma come elemento suppletivo, in quanto abbia informato i principali istituti di diritto privato moderno nelle connessioni fondamentali"; il ruolo di adattamento degli istituti "al progressivo svolgimento delle scienze giuridiche" attribuito all'interpretazione scientifica; la base "storica" e "giuridica" della questione dei principi generali; il riferimento al "diritto storico" questi, per il F., i lineamenti di una corretta teoria dei principi generali. Principi che - di fronte "alla realtà e alla grandezza del movimento economico, sociale e giuridico del mondo moderno" -arrivano a modificarsi affievolendosi e vedendone sopraggiungere di nuovi. Il F. li classifica in tre gruppi: uno è a fondamento dell'ordinamento giuridico particolare, un secondo è relativo ad ogni ordinamento positivo e riguarda "la natura umana" medesima, un terzo raggruppa quei principi che "presiedono al movimento economico e sociale dei rapporti e delle attività collettive e individuali", tendendo a valicare i confini politici con l'espandersi dei mercati: tanto che "nel movimento capitalistico e industriale i principi generali sono conformi alla natura dei rapporti e degli interessi capitalistici e generali". Il F. è consapevole della difformità, e anzi del contrasto fra questa lettura dei principi generali e quella dei compilatori del codice, ma cionondimeno è dai principi generali così concepiti che fa discendere la sua costruzione teorica delle responsabilità precontrattuali, prodotte semplicemente "dalla volontà del trattante alla preparazione e alla elaborazione del disegno del contratto e dalla volontaria distruzione di un valore, quale che sia, formatosi ed acquisito all'altra parte" (ibid., pp. 129-149).
La centralità della questione delle fonti torna in un'altra monografia del F., interamente dedicata alla questione della personalità giuridica, tema in quegli anni ricorrentemente affrontato da chi volesse riflettere sui confini tra l'ordinamento giuridico e la sua realtà esterna. Qui il F. espone la convinzione dell'assoluta autosufficienza delle persone giuridiche sotto il profilo del fondamento giuridico, tanto che la loro esistenza può prescindere dal riconoscimento statale: già in diritto romano (G. Faggella, Ilriconoscimento legale delle corporazioni e delle fondazioniin Giurisprudenza ital., IV [1913], p. 6), particolarmente nei periodi regio e repubblicano, le leggi hanno disciplinato la vita dell'ente corporativo, a suo parere di origine schiettamente privatistica, "ma non l'hanno mai creato". Il modello giuridico, che si limita a indebolirsi in età bizantina, è costruito intorno alla "coalizione di più volontà nella esplicazione di una data attività collettiva e pel conseguimento di uno "scopo comune", pure introducendosi nella loro vita elementi di autarchia e finanche di sovranità vera e propria: così in età basso-medioevale e moderna il fenomeno si espande slegato dalla forma della concessione, e sulla immediata base delle esigenze economiche e civili.
Per il F. la teoria che la concessione rivesta un ruolo sostanziale nel pieno conseguimento della personalità giuridica deriva direttamente dall'errata prospettiva della cosiddetta dottrina della finzione. Mentre al contrario l'autorizzazione statale, sia nella forma della concessione sia in quella del riconoscimento, "o è una vacua dichiarazione teorica dei legislatori e delle dottrine, che non impedisce l'esistenza giuridica delle associazioni e delle fondazioni ... o si riduce a un precetto proibitivo di qualche manifestazione di questi enti, e ha sempre carattere negativo". Il F. reputa che tutte le più diffuse prospettive sulla personalità giuridica sopravvalutino enormemente il ruolo dello Stato nella sua costituzione. La fonte del problema per il magistrato lucano è radicale e risiede nelle costruzioni teoriche del soggetto di diritti: "l'ordinamento giuridico è una delle fonti da cui scaturiscono i diritti subbiettivi, ma non l'unica, perché vi sono diritti subbiettivi che sovrastano a qualunque ordinamento giuridico ed hanno la loro radice nella personalità umana e nei suoi fini". La volontà non è il diritto subbiettivo, ne è lo strumento, che si muove sulla base dell'interesse "economico e morale", il quale dà "contenuto obbiettivo ai singoli diritti". L'ordinamento giuridico è "l'ambiente in cui la persona svolge la sua attività", della quale il diritto subbiettivo "costituisce una esplicazione e una obbiettivizzazione ... nel mondo esterno" rispetto alla quale il diritto in senso obbiettivo è solo fonte di garanzie che potrebbero anche venir meno senza per questo ledere l'essenza del diritto soggettivo come tale: il diritto obbiettivo "permette e protegge l'esplicazione dell'attività umana", e con essa dei diritti soggettivi, ma a questi non è essenziale. Ed è proprio unicamente quest'attività, quella degli associati, a costituire per il F. il vero ed unico sostrato della corporazione, mentre in parallelo un'"attività autonoma elevata dal fondatore a soggetto di diritti a sé" è l'"essenza" della fondazione. La funzione dell'ordinamento giuridico è esclusivamente negativa, fondata soltanto su di una "potestas prohibendi": l'art. 2 del Codice civile risente della teoria dominante della finzione, ma non per questo il nostro diritto positivo nega l'attività dell'ente che non abbia adempiuto ad ogni forma prevista: "per l'esistenza e la vitalità", continua il F., bastano i requisiti essenziali, come nel caso di società irregolari, alle quali va attribuita una piena personalità, che l'inosservanza delle forme relative alla costituzione delle società commerciali non mette in discussione. Sono essenziali solo l'atto costitutivo o il contratto societario (art. 1697 del Codice civile), con la costituzione di un fondo sociale, la divisione dei guadagni fra i soci, l'impiego dei fondi societari in atti di commercio: non la scrittura, né le forme di pubblicità (ibid., pp. 8-41).
Porre l'atto di volontà a fondamento unico della personalità giuridica consentirà dunque al F. di ammettere la personalità delle associazioni in partecipazione "malgrado l'insegnamento unanime della dottrina e malgrado le esplicite dichiarazioni del legislatore" (Dell'associazione in partecipazione, Milano 1924, p. 846) purché vi sia un atto di volontà dell'associante e degli associati diretto a costituire in ente autonomo "l'attività dell'associazione come tale": per il F. qualsivoglia norma di legge che non vieti espressamente "l'esistenza di un'attività autonoma" non ne può impedire la nascita, la vita e l'attività di fronte a terzi consapevoli (ibid.).
Dal 1909 al 1917 il F. trascorse un secondo periodo a Roma, dove fu consigliere presso la corte d'appello; nel 1915 conseguì la libera docenza in diritto civile presso l'ateneo romano, con una valutazione che sottolineò l'amplissimo spettro disciplinare dei suoi interessi e dei suoi contributi scientifici. Nel '17 fu nominato procuratore generale presso la corte d'appello di Trani e dal '21 fu componente del Consiglio superiore della magistratura.
Lasciò Trani nel '22, a quanto sembra anche a seguito delle gravi tensioni politiche della zona: i disordini raggiunsero l'apice il 25 sett. 1921 con l'assassinio del deputato socialista G. Di Vagno. Che la situazione abbia avuto conseguenze per il F. risulta dal testo di una lettera di I. Bonomi al ministro di Grazia e Giustizia G. Rodinò in data 15 ott. 1921, nella quale si fa cenno ad una commissione di deputati socialisti pugliesi, i quali avrebbero richiesto a Trani un procuratore generale "che dia maggior prova di energia" (Arch. centrale dello Stato, MinGrazia e Giustizia, fasc. 470-83). Nei confronti del F. non viene però mosso dalla stampa socialista alcun rilievo in ordine a simpatie per i fasci di combattimento, e appare significativo che l'accusa di copertura delle violenze fasciste per le vicende in questione non coinvolga la magistratura (cfr. La benemerita aiuta gli assassini, in Avanti!, 5 ott. 1921, p. 1). E va ugualmente considerato che il fratello Manlio, già interventista, ebbe fama di antifascista almeno dalla seconda metà degli anni Venti.
Dopo un breve periodo trascorso come procuratore generale presso la corte di cassazione di Palermo, il F. chiuse la sua carriera di magistrato come presidente delle cassazione di Napoli, carica che lasciò nel 1923 per trasferirsi, in pensione, a Roma (si veda Arch. centrale dello Stato, MinGrazia e Giustiziafasc. 470-83 cit.).
A conclusione d'una carriera di magistrato e giurista stanno le riflessioni ai margini della teoria generale del diritto che nel 1933 videro luce sotto forma d'un breve saggio intitolato La vera essenza del diritto positivo, in Archivio giuridico Filippo Serafini, s. 4, XXV (1933), pp. 54-82.
Qui il taglio storiografico dell'argomentazione mette in luce le matrici romanistiche delle riflessioni del F., come la sua attenzione ad un autore come A. Solmi, più volte citato, o ad alcune pagine crociane su Vico. Ma soprattutto, qui più compiutamente che prima sono tratte le conseguenze dell'avvertita inesaustività, per il magistrato e studioso del diritto civile e commerciale, di quelle prospettive sulla teoria delle fonti improntate a criteri formalistici. Attenzione storiografica e sociologica collaborano a produrre un esempio del percorso che in quegli anni aveva spinto e spingeva la cultura giuridica italiana a valicare i confini della riflessione orlandiana e pandettistica.
Per il F. le variabili su cui articolare l'esame degli elementi produttivi del diritto positivo sono numerose, utili anche ai fini d'una consapevole opera d'interpretazione: "elementi originari", "individuali e collettivi", "tradizionali e storici", "sociali", "economici", "morali e intellettuali". Alla base di questi due categorie: quella di "attività" e quella di "forza" o complesso di forze. Storiograficamente, per il F. la forza è fonte primaria del diritto negli ordinamenti più primevi, con riferimento alla "società eroica" vichiana, ed è tratto o individuale o caratteristico di un "aggregato individuale predominante". Il diritto positivo, al di là delle procedure di elaborazione delle norme, non è che "l'obbiettivizzazione" di una "forza complessa" ed "organica". "Cultura", "costumi", religione non sono che elementi, mai unici e mai singolarmente dominanti, del "complesso armonico" nel quale si manifestano le forze in campo, insieme coeso che si sviluppa in una "espansione" e "operosità dominatrice". Nelle varie fasi del diritto commerciale, nelle esperienze giuridiche dell'alto e del basso Medioevo, la pluralità dei "raggruppamenti di forze" e la loro "lotta", il conflitto anche interno a un medesimo insieme e la tensione all'autonomia fondano lo sviluppo del diritto positivo: a fronte sta quell'"elemento formale" che ha acquistato sempre maggior rilievo, sino all'età contemporanea, quando "talvolta diventa esuberante, superfluo, in più parti ingombrante", perdendo la lucidità e la sintesi delle "antiche leggi" che "solamente in una proposizione o in un comando obbiettivavano un atto di forza". E nell'accento sul primato e sul valore giuridico delle "attività" civili l'opera del F. si collega a quell'elaborazione del nuovo codice civile che segna la cultura giuridica degli anni Trenta.
Il F. morì a Roma il 14 apr. 1939.
di Carlo Bersani - Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 44 (1994)

martedì 10 marzo 2020

Coronavirus Italia, 463 morti. Quanti e dove sono i casi. Diretta


I dati in diretta sulla diffusione del coronavirus Covid-19: morti, contagiati e guariti in Italia e nel mondo

Il consueto bollettino quotidiano sull’emergenza coronavirus ha reso noti i numeri della giornata di ieri: i positivi sono saliti a 7985 (+1598), per un totale di 9172. Le vittime sono invece 463 (+97), i pazienti in terapia intensiva sono 733 e i guariti 724 (+102).
Si tratta di numeri che hanno spinto il premier Conte a firmare in serata un nuovo dpcm, che estende a tutta Italia le misure imposte nel precedente dpcm di domenica.
Con 463 decessi, il nostro è il secondo Paese per numero di morti legati al coronavirus dopo la Cina, che ne registra circa 3mila. A seguire ci sono Iran, con 237 decessi e Corea del Sud con 53, secondo i dati diffusi dalla Johns Hopkins University.
L’assessore lombardo al Welfare Giulio Gallera, in collegamento con la trasmissione Aria Pulita su 7 Gold, ha affermato che la diffusione del coronavirus “è velocissima, ci siamo ritrovati in poco tempo, in 18 giorni, in una situazione al limite del crash del sistema sanitario”. Per questo “è importante che tutti capiscano che non esiste una cura per il coronavirus” ma “solo comportamenti responsabili”.
LE NUOVE DISPOSIZIONI IN MATERIA DI EVENTI, SPORT, SUPERMERCATI

Morto di Covid-19 un consigliere comunale di Piacenza

È morto Nelio Pavesi, 68 anni, consigliere comunale di Piacenza in quota Lega, maestro e docente di musica. Secondo quanto riporta l’Ansa, era ricoverato in ospedale dove era ricoverato da alcuni giorni, positivo al coronavirus. Era sposato e aveva due figli.
Il politico, tra i primi iscritti al Carroccio della zona nei primi anni ’90, era già stato consigliere tra il 1998 e il 2002. Era poi tornato in Consiglio nel 2017 dopo la vittoria del centrodestra. Era stato anche segretario cittadino della Lega Nord.
“La scomparsa di Nelio Pavesi ci lascia attoniti, profondamente scossi”, ha dichiarato la sindaca Patrizia Barbieri all’Ansa. “Oggi piangiamo non solo una figura istituzionale stimata per il suo impegno politico e culturale, ma un amico che ha sempre avuto il coraggio di essere trasparente e onesto nell’esprimere il proprio pensiero, leale e coerente nel difendere le sue idee”.

Coronavirus, i dati regione per regione

Dai dati della Protezione Civile è emerso che sono 4.490 i malati in Lombardia, 1.286 in Emilia Romagna, 694 in Veneto, 337 in Piemonte, 313 nelle Marche, 206 in Toscana, 94 nel Lazio, 119 in Campania, 97 in Liguria, 89 in Friuli Venezia Giulia, 52 in Sicilia, 46 in Puglia, 33 in Trentino, 30 in Abruzzo, 28 in Umbria, 14 in Molise, 19 in Sardegna, 15 in Valle d’Aosta, 9 in Calabria, 9 in Alto Adige, 5 in Basilicata.
COSA FARE IN CASO DI DUBBI: IL VADEMECUM

Sospesi voli e traghetti da e per l’Italia

Le compagnie britannicheBritish Airways Jet2 e l’irlandese Ryan Air hanno deciso di cancellare tutti i viaggi da e per l’Italia, aumentando le restrizioni già adottate gli scorsi giorni.
Costa Crociere ha deciso di interrompere tutti i viaggi nel Mediterraneo fino al 3 aprile: “Le crociere attualmente in corso – ha spiegato la compagnia in una nota – faranno scalo nei porti italiani solo per consentire agli ospiti di sbarcare e rientrare a casa, senza compiere escursioni o nuovi imbarchi”.
L’Albania ha imposto il divieto totale dei collegamenti aerei e marittimi con il nostro Paese. Gli ultimi traghetti di linea partiranno questa sera verso Bari e Brindisi, mentre l’ultimo volo è atterrato a Roma alle 11.25 di questa mattina. La decisione del Ministero dei Trasporti albanese riguarda solo il traffico dei passeggeri e non comprometti invece le rotte commerciali.
Il Giappone ha disposto il divieto di ingresso a tutti i cittadini non giapponesi provenienti da Lombardia, Veneto Emilia Romagna, Piemonte e Marche, o che abbiano transitato per quelle regioni nei 14 giorni precedenti l’arrivo nel Paese, con respingimento immediato alla frontiera.
La Spagna ha cancellato tutti i voli diretti con l’Italia dalla mezzanotte di oggi fino al 25 marzo.
RICCIARDI (OMS) SPIEGA PERCHÉ CONTINUA IL CONTAGIO

Coronavirus, chiuse Piazza San Pietro e la Basilica

“In coordinamento con i provvedimenti varati dalle Autorità italiane, in data odierna sono state adottate alcune ulteriori misure volte ad evitare la diffusione del coronavirus. Dalla giornata odierna la Piazza e la Basilica di San Pietro restano chiuse alle visite guidate e ai turisti“, ha annunciato l’ufficio stampa della Santa Sede all’Ansa.

Coronavirus, chiuso al pubblico il Palazzo di Vetro a New York

Il Palazzo di Vetro di New York, sede principale dell’Onu, ha sospeso l’accesso al pubblico e le visite guidate come misura precauzionale per il coronavirus. A comunicarlo in una nota, come riporta Ansa, è il portavoce: “Per eccesso di prudenza e in seguito alla decisione di ridurre il numero del personale presente al Palazzo di Vetro è stato deciso di chiudere il complesso al pubblico e di sospendere temporaneamente tutte le visite guidate fino a nuovo avviso”.
“Fino ad ora – ha sottolineato il portavoce – non siamo stati informati di nessun caso di coronavirus tra il personale Onu a New York”.

Nuovi positivi all’Istituto Spallanzani di Roma

Sono ricoverati all’ospedale Spallanzani di Roma “81 pazienti. I pazienti Covid-19 positivi sono in totale 60, inclusi i 10 che necessitano di supporto respiratorio. In particolare per alcuni di loro il quadro clinico è stabile o in netto miglioramento”. Lo si legge nel bollettino quotidiano pubblicato dall’istituto romano.
Lo Spallanzani ha anche fatto sapere che 283 persone, risultate negative, sono state dimesse. In 14 dovranno rimanere in isolamento all’ospedale della Cecchignola o nelle proprie abitazioni.
CAOS CARCERI: SOMMOSSE DEI DETENUTI ITALIANI PER IL CORONAVIRUS

Coronavirus, nuovi casi nelle Marche

Sono saliti a 394 i casi positivi nelle Marche, con un impennata di 71 pazienti. Risultati negativi 1.043 test eseguiti. I decessi salgono a 13, uno in più rispetto a ieri. Si tratta di un 94enne ricoverato a Marche Nord. Ne dà notizia l’Ansa.
Nella regioen sono 54 i pazienti ricoverati in terapia intensiva, 156 in altri reparti, 171 i positivi in isolamento domiciliare. In quarantena precauzionale nelle proprie case 1.744 persone, di cui 298 operatori sanitari.
I positivi sono 296 nella provincia di Pesaro Urbino, 81 ad Ancona, 11 a Macerata, 6 a Fermo. Nessun caso registrato nella provincia di Ascoli.
IN SPERIMENTAZIONE IL SECONDO VACCINO ITALIANO PER IL CORONAVIRUS

Coronavirus, la situazione in Umbria

Le persone positive al coronavirus in Umbria sono 37, secondo i dati aggiornati forniti dalla Regione. Sono 23 nella provincia di Perugia e 14 in quella di Terni. I ricoverati sono 10, 2 in terapia intensiva all’ospedale di Perugia, 3 nel repato di Malattie infettive di Terni e 5 in quello di Perugia.
In osservazione 769 individui, di cui 445 in provincia di Perugia e 324 in quella di Terni. I tamponi eseguiti sono stati 256.

Coronavirus: chiuso il confine in Alto Adige

Salgono a 52 i casi positivi nella provincia autonoma di Bolzano. Sono 16 in più rispetto a ieri. L’Asl dell’Alto Adige ha fatto sapere, tramite l’Ansa che “per evitare il propagarsi del contagio in questo momento è fondamentale attenersi alle norme igieniche di comportamento diffuse dalle autorità”.
L’Azienda sanitaria ha chiesto ai cittadini di “limitare al massimo le visite negli ospedali e in tutte le strutture sanitarie”.
“Con l’estensione della zona protetta su tutta l’Italia, possiamo dire che saranno chiusi i confini” al Brennero, “ad eccezione del traffico di rientro”, ha annunciato il governatore tirolese Guenther Platter, secondo quanto riporta l’agenzia Apa, parlando di una “situazione drammatica in Italia”. I controlli riguardano anche passo Resia e Prato alla Drava. “Ora serve calma e prudenza”, ha aggiunto Guenther Platter.

Coronavirus, in arrivo test rapido: risultati in 60 minuti

L’azienda italiana Diasorin ha annunciato che entro marzo sarà reso disponibile un test rapido per ottenere i risultati sulla positività al coronavirus in 60 minuti, a fronte delle tecnologie attualmente utilizzate che offrono risultati in 5-7 ore. Il nuovo metodo verrà applicato allo Spallanzani di Roma e al San Matteo di Pavia.

Coronavirus, guarito l’assessore alla Sanità dell’Emilia-Romagna

L’assessore alla Sanità dell’Emilia-Romagna, Raffaele Donini, è guarito dal coronavirus. Come riporta l’Ansa, è stato lo stesso Donini ad annunciarlo: “Sono negativo, ho vinto la mia battaglia e ora sono pronto a combattere insieme a voi per vincere la guerra contro il virus”.
“Mi sono attenuto strettamente alle indicazioni dei medici – ha aggiunto Donini – e ho osservato l’isolamento richiesto sperando, di ora in ora, che potessi vincere questa sfida. Così è stato. Ora i controlli di prassi e domani al lavoro”.
L’assessore era risultato positivo circa una settimana fa, pochi giorni dopo l’inizio del suo incarico, costringendo il governatore Stefano Bonaccini a richiamare il suo predecessore, Sergio Venturi, con il ruolo di commissario per l’emergenza.
I NUMERI DI EMERGENZA PER IL CORONAVIRUS IN OGNI REGIONE

Coronavirus, la situazione in Veneto

Aumentano i casi di positività al coronavirus in Veneto, con 85 nuovi malati rispetto a ieri sera. I casi totali salgono a 856, e sale anche il numero dei morti: 26, con 5 nuove vittime, 4 delle quali sono pazienti che si trovavano ricoverate a Treviso. Questi sono gli ultimi dati diffusi dalla Regione Veneto. Le persone ricoverate sono 204, mentre sono 67 quelle in terapia intensiva. I malati dimessi sono finora 47.

Coronavirus in Piemonte: gli aggiornamenti

All’ospedale San Giovanni Bosco di Torino è deceduto ieri mattina un uomo di 76 anni, torinese, affetto da molteplici patologie, risultato positivo al test sul coronavirus. Lo si è appreso da fonti sanitarie regionali. Sono saliti così a 13 i decessi di persone positive in Piemonte. Al momento, sono 50 i pazienti ricoverati in terapia intensiva.
Tampone per gli assessori di tutta la giunta della Regione Piemonte, dopo la scoperta di positività del governatore Alberto Cirio.

Coronavirus in Abruzzo, gli aggiornamenti

I test eseguiti la notte scorsa nel laboratorio di riferimento regionale di Pescara hanno fatto emergere la positività al Covid-19 per 6 pazienti. Come riporta l’Ansa, si tratta di un uomo di 70 anni e di una donna di 65 di Città Sant’Angelo (Pescara), ricoverati a Pescara; una donna di 49 anni di Arielli (Chieti), familiare dell’uomo deceduto a Ortona (Chieti) nei giorni scorsi, ricoverata a Chieti; un uomo di 65 anni di Francavilla al Mare (Chieti), ricoverato a Chieti; un uomo di 44 anni di Rosciano (Pescatra), ricoverato a Pescara; un uomo di 52 anni di Pescara, in isolamento domiciliare con sorveglianza attiva della Asl. Salgono quindi a 39 i casi positivi al Covid-19 in Abruzzo.
L’APPELLO DI FIORELLO: “RIMANIAMO A CASA”

Coronavirus in Puglia, l’ordinanza di Emiliano

Da domenica sono 2.545 le persone che hanno compilato il modulo online di autosegnalazione per dichiarare di essere rientrate in Puglia dalla Lombardia e dalle province di Modena, Parma, Piacenza, Reggio nell’Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Verbano-Cusio-Ossola, Vercelli, Padova, Treviso e Venezia. In base a quanto previsto dall’ordinanza del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, queste persone dovranno restare in quarantena per 14 giorni. In totale, dal 29 febbraio a ieri, sono 9.362 i pugliesi rientrati da zone a rischio.
RIVOLTE NELLE CARCERI, MORTI A MODENA

Coronavirus in Campania: gli aggiornamenti

Una donna di 84 anni, risultata positiva al Covid-19, è morta nella serata di domenica nell’ospedale civile di Nola (Napoli), dove era stata portata dai figli in seguito a difficoltà respiratorie. Secondo quanto appreso da ‘Ansa’, il pronto soccorso del nosocomio è stato chiuso per la sanificazione. Si tratta della terza vittima in Campania.
Stando alla prima ricostruzione, la donna, residente a Ottaviano (Napoli), non avrebbe avuto contatti con persone provenienti dalle zone del Nord Italia. L’anziana aveva patologie pregresse legate al sistema respiratorio. I figli della donna, due residenti a Ottaviano e uno a Brusciano, sono in isolamento. Il sindaco di Ottaviano Luca Capasso, non appena appresa la notizia, ha provveduto a emettere ordinanze per isolare le persone con le quali l’anziana donna è venuta in contatto.

Coronavirus in Calabria: gli aggiornamenti

Sessanta medici di famiglia sono stati posti in quarantena a Cosenza dopo aver avuto contatti, negli ultimi giorni, con un informatore farmaceutico risultato positivo al nuovo coronavirus. Lo ha affermato all”Ansa’ Silvestro Scotti, segretario della Federazione dei Medici di Medicina Generale (Fimmg).
IN ITALIA RYANAIR CANCELLA ANCHE I VOLI INTERNI

Coronavirus, il “paziente uno” respira autonomamente

Il paziente uno, intanto, è stato trasferito dalla terapia intensiva a quella sub intensiva: respira autonomamente. Lo ha detto l’assessore al Welfare di Regione Lombardia Giulio Gallera, in diretta streaming. Il 38enne manager dell’Unilever è ricoverato a Pavia.
I SINTOMI COMUNI NELLE VITTIME DEL CORONAVIRUS

Coronavirus, la situazione in Cina

In tutto il mondo sono oltre 4.000 i morti per il coronavirus. La Cina ha registrato ieri 17 nuovi decessi. Il presidente cinese Xi Jinping si è recato in visita a Wuhan, focolaio del coronavirus e capoluogo della provincia dell’Hubei, per la prima volta dallo scoppio dell’epidemia, per “una ispezione di prevenzione e controllo”. Lo riferisce il network statale Cctv. Tuttavia il Paese ha registrato appena 19 nuovi contagi rispetto a ieri.
La battaglia “continua, ma la vittoria è vicina“, ha annunciato il presidente Xi Jinping, arrivato a Wuhan per la sua prima visita ufficiale dpo lo scoppio dell’epidemia.
“Una vittoria  a Wuhan è una vittoria per l’Hubei, una vittoria nell’Hubei è una vittoria per la Cina”, ha ribadito il presidente, ripetendo una frase usata in precedenza dai media ufficiali del Partito comunista cinese.

Coronavirus: il contagio nel mondo

In Corea del Sud le infezioni totali sono salite a 7.513 con i 131 nuovi casi. Lo ha riferito il Korea Centers for Disease Control and Prevention. Continua a registrarsi un calo, dovuto ai controlli a tappeto tra gli adepti della Chiesa di Gesù Shincheonji, fortissimo focolaio.
Salgono a 1.622 i contagi in Spagna, con 35 morti legate al coronavirus. Il Ministero della Salute ha fatto sapere che circa la metà dei positivi si trova a Madrid. Il numero dei contagi è aumentato del 40% rispetto a ieri.
In Francia ci sono 1.412 i casi di contagio da coronavirus e 25 i decessi. Lo ha reso noto il ministero della Salute. Sono saliti a 5 i deputati dell’Assemblée Nationale positivi al coronavirus. La quinta deputata contagiata, come ha fatto sapere lei stessa, è la socialista Michèle Victory. Positivo anche il ministro della Cultura Frank Riester.
In Germania i casi positivi di coronavirus sono saliti a 1.112, e si sono registrati i primi due decessi, come riferito dalle autorità locali. Le zone più colpite sono il distretto di Heinsberg, nel Nordreno-Vestfalia, con 484 casi, la Baviera con 256 contagi e il Baden-Wuerttemberg con 199. Dopo un caso sospetto di coronavirus in una scuola del Brandeburgo, da 4000 a 5000 persone sono in quarantena domiciliare nella cittadina di Neustadt/Dosse. Lo riferisce la Dpa.
Nel Regno Unito un altro paziente, il sesto, è morto dopo essere risultato positivo al coronavirus. L’uomo, come gli altri deceduti in Gran Bretagna, era afflitto da varie malattie. Il numero dei contagi continua a salire. Secondo l’aggiornamento quotidiano del ministero della Sanità, il totale dei contagi censito a stamattina è salito a 373 persone contagiate, con un nuovo balzo di 54 in più.
Il ministero degli esteri di Vienna ha lanciato un appello agli austriaci in Italia, invitandoli a tornare in Austria. Inoltre, mette in guardia i suoi cittadini da viaggi in Italia, dopo il nuovo decreto sull’emergenza coronavirus.
In Slovenia sono 25 i casi totali, dopo i 2 nuovi positivi al coronavirus registrati oggi.
Il numero di casi positivi in Albania è salito a 10. Dei contagiati, 3 non hanno legami con gli altri e sono ricoverati in ospedale, gli altri 7 sono invece entrati a stretto contatto con il primo contagiato, un 28enne rientrato dall’Italia.
Negli Stati Uniti d’America il numero dei morti è salito a 22. I casi di coronavirus sono 565, in 34 dei 50 Stati. Lo hanno riferito i media locali.
In Marocco si è registrato il primo decesso. Si tratta di una 89enne di origine marocchina ma residente nel bergamasco. Era tornata in Africa il 4 marzo, per essere ricoverata d’urgenza a Casablanca “in gravi condizioni”.
LA MAPPA AGGIORNATA DEL CONTAGIO IN ITALIA E NEL MONDO

giovedì 13 febbraio 2020

Centro-Nord “ruba” 840miliardi al Sud, dato Eurispes. Quanti posti di lavoro in più e meno docenti emigrati con questi fondi?



I RIBELLI DEL SUD- NON E' FACILE DIMENTICARE 

Ottocentoquaranta miliardi. Quante cose si possono fare con 840 miliardi di euro? Quante se ne sarebbero potute fare in dieci anni nelle regioni martoriate del Meridione?
Quante infrastrutture, quanti investimenti. Quante scuole, con annessi servizi essenziali come palestre, mense, servizi di trasporto, cablaggi, potenziamento delle reti, ristrutturazioni, sostegno economico e personale di alunni con disabilità attraverso tutor ed educatori che se sono una realtà in tante regioni del Nord rappresentano invece tante volte un miraggio per molte realtà del Sud? Ottocentoquaranta miliardi di euro, stando a quanto appena rivelato dall’Eurispes, sarebbe la somma sottratta al Sud a partire dal 2000 e fino al 2017. E secondo il suo presidente, Gian Maria Fara, “sulla questione meridionale, dall’Unità d’Italia ad oggi, si sono consumate le più spudorate menzogne”.
Il Rapporto annuale di Eurispes, l’Istituto di Studi Politici, Economici e Sociali degli italiani, presentato nei giorni scorsi, scardina una convinzione diffusa ma errata. Confermerebbe infatti, e per la prima volta in maniera ufficiale – se non trovassero smentita le gravi dichiarazioni del suo Presidente, Gian Maria Fara – l’esistenza, da decenni, di politiche predatorie dello Stato, a svantaggio del Sud. Si tratta, stando al Rapporto, di 840 miliardi di euro sottratti al Sud a partire dal 2000 e fino al 2017. Quarantasette miliardi (miliardi) ogni anno. Cifre mostruose, contenute in un Rapporto che non ha trovato un’adeguata eco sui mass media, in un momento in cui, per sovrappiù, alcune Regioni tra le più ricche oggi chiedono pure l’autonomia differenziata.
“Il Sud, di volta in volta descritto come la sanguisuga del resto d’Italia, come luogo di concentrazione del malaffare, come ricovero di nullafacenti, come gancio che frena la crescita economica e civile del Paese, come elemento di dissipazione della ricchezza nazionale, – dichiara il presidente Fara in un caustico intervento intitolato Il Sud al di là delle fake news,redatto all’interno di un comunicato di più ampio respiro, in cui affronta varie tematiche del vivere sociale e del contesto economico e culturale del nostro Paese –attende ancora giustizia e una autocritica collettiva da parte di chi – pezzi interi di classe dirigente anche meridionale e sistema dell’informazione – ha alimentato questa deriva”. All’interno di questo Rapporto, insiste, “si trova una descrizione della vicenda meridionale ricca di dati e di informazioni prodotti dalle più autorevoli agenzie nazionali ed internazionali che certificano come siamo di fronte ad una situazione letteralmente capovolta rispetto a quanto comunemente creduto”.
E vediamoli questi dati. “Nel 2016 – prosegue il presidente di Eurispes – lo Stato italiano ha speso 15.062 euro pro capite al Centro-Nord e 12.040 euro pro capite al Meridione. In altre parole, ciascun cittadino meridionale ha ricevuto in media 3.022 euro in meno rispetto a un suo connazionale residente al Centro-Nord. Nel 2017, si rileva un’ulteriore diminuzione della spesa pubblica al Mezzogiorno, che arriva a 11.939 (-0,8%), mentre al Centro-Nord si riscontra un aumento dell’1,6% (da 15.062 a 15.297 euro). emerge una realtà dei fatti ben diversa rispetto a quanto diffuso nell’immaginario collettivo che vorrebbe un Sud “inondato” di una quantità immane di risorse finanziarie pubbliche, sottratte per contro al Centro-Nord. Dal 2000 al 2007 le otto regioni meridionali occupano i posti più bassi della classifica per distribuzione della spesa pubblica. Per contro, tutte le Regioni del Nord Italia si vedono irrorate dallo Stato di un quantitativo di spesa annua nettamente superiore alla media nazionale”. E se della spesa pubblica totale si considera la fetta che ogni anno il Sud avrebbe dovuto ricevere in percentuale alla sua popolazione? “Emerge che, complessivamente, dal 2000 al 2017, la somma corrispondente sottrattagli ammonta a più di 840 miliardi di euro netti, in media, circa 46,7 miliardi di euro l’anno”.
Ma non è finita. “Il Prodotto interno lordo al Nord Italia – prosegue Fara – dipende molto poco dalle esportazioni all’estero e per grossissima parte invece dalla vendita dei prodotti al Sud, il quale a sua volta nei confronti dello scambio di prodotti con il Nord Italia mostra valori in perdita di diversa gravità. La situazione di import-export tra Nord e Sud Italia, tutta a vantaggio del Settentrione è resa possibile, paradossalmente, proprio da quei tanto discussi trasferimenti giungenti da Nord a Sud, come frutto delle tasse pagate dal Settentrione. Se questi ultimi infatti fossero oggi annullati o semplicemente ridotti, il primo a farne le spese sarebbe proprio il Nord, subendone le conseguenze peggiori. A conti fatti, a fronte dei 45 miliardi di euro di trasferimenti che ogni anno si sono spostati da Nord a Sud, ve ne sono stati altri 70,5 pervenuti al Nord compiendo il percorso inverso. Dunque, ogni ulteriore impoverimento/indebolimento del Sud si ripercuote sull’economia del Nord, il quale vendendo di meno al Sud, guadagna di meno, fa arretrare la propria produzione, danneggiando e mandando in crisi così la sua stessa economia”.
La relazione di Fara sta avendo un impatto molto forte. Sebbene sia passata in sordina, anche perché surclassata dalle notizie relative al Coronavirus e al Festival di Sanremo la presentazione del Rapporto ha suscitato molte reazioni, specie tra i meridionalisti, ma anche sui social. Sotto attacco i parlamentari meridionali che secondo alcuni non avrebbero commentato né reagito come dovuto di fronte alla presentazione di questi dati. “Cari parlamentari del Sud, dopo il vostro silenzio sul rapporto Eurispes andatevene a casa!”. Così titola il giornale I Nuovi Vespri. “Ma come?”, si chiede Michele Eugenio Di Carlo, “avreste dovuto indignarvi per il silenzio dei media nazionali sul Rapporto Eurispes 2020 (840 miliardi sottratti al Mezzogiorno dal 2000 al 2017) e al loro silenzio voi aggiungete il vostro? Andatevene a casa, godetevi il vostro vitalizio a vita e non se ne parli più. Non fate ulteriori danni”, scrive Michele Eugenio Di Carlo. I nostri studi, i nostri articoli da meridionalisti del M24A per l’Equità Territoriale trovano pieno conforto nel recentissimo Rapporto Italia 2020 dell’Eurispes, e voi, sempre pronti ad intervenire su questioni da “baraccone” e lanciare slogan propagandistici per acquisire la persa autorevolezza, che fate? Non leggete o ignorate il rapporto.
“Chi riteneva e ritiene che parlare di rapina al Sud è una bufala, è servito”, tuona il giornalista e scrittore Lino Patruno, sulla Gazzetta del Mezzogiorno . “Cosa ti accerta il rapporto 2020 del noto Centro studi? Che dal 2000 al 2017 lo Stato italiano ha sottratto appunto al Sud 840 miliardi di euro, in media 46,7 miliardi all’anno. Non solo sottratti, ma dati al Nord. Effetto del mancato rispetto del famoso 34 per cento, la percentuale della popolazione meridionale che avrebbe dovuto essere anche la percentuale della spesa al Sud. Ecco perché il divario aumenta invece di diminuire. Ecco perché i giovani del Sud sono costretti a partire per la mancanza di lavoro. Uno scandalo nazionale ancora più grande quanto più assoluto è stato il silenzio per tutto questo tempo. Con l’aggiunta delle tre regioni del Nord che chiedono autonomia perché stanche, dicono, di dare soldi al Sud”.
Fondi utilizzati: al Sud performance migliore della media nazionale
Ma torniamo al Rapporto. Le cose sembrano andare meglio 8per il Sud) rispetto a quanto generalmente si pensi sul piano dell’utilizzo dei fondi pubblici. Secondo il presidente dell’Eurispes, i programmi di sviluppo regionali (e anche quelli nazionali) che si avvalgono del Fondo Sociale Europeo (FSE) e del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) per il ciclo 2014-2020, hanno potuto disporre di una dotazione di ben 35,5 miliardi di euro totali, stanziati per il 60% dal budget europeo e per il resto dal cofinanziamento nazionale. Alla fine del 2019, le Regioni italiane hanno speso in totale 7,4 miliardi. I progetti investono un ammontare complessivo di 25,8 miliardi di euro, cioè il 69% del totale dei vari programmi regionali (IFEL, 2019). Le regioni in ritardo di sviluppo (Calabria, Campania, Puglia e Sicilia) registrano una spesa che è mediamente minore di quella media nazionale (18% contro 23%). Tuttavia, se consideriamo gli impegni di spesa, le stesse Regioni raggiungono in media il 72% dell’intera programmazione, che è un dato più alto del 3% rispetto alla media nazionale. Questi dati smentiscono una performance peggiore di queste Regioni rispetto alle altre. Diverso, invece, è parlare dell’efficacia della spesa, cioè dell’impatto che questa spesa (piccola o grande) avrà sui territori”.
C’è un posto per la scuola, nell’ampia relazione di Gian Maria Fara, secondo cui più della metà degli italiani vuole estendere l’obbligo scolastico. Tra le agenzie educative, la scuola viene però relegata a un ruolo di secondo piano. I ragazzi chiedono di approfondire la storia.
Vediamo nel dettaglio. “Estendere l’obbligo scolastico fino alle scuole medie superiori trova d’accordo il 52,4% degli italiani. Sei mesi di servizio civile obbligatorio finita la scuola dell’obbligo è un’idea che piace nel 54,1% dei casi. Molti meno (48,2%) concordano sull’opportunità di introdurre nel sistema scolastico un criterio meritocratico per la retribuzione degli insegnanti più bravi e preparati. Solo il 32,9% degli intervistati ritiene una proposta valida il prolungamento dell’anno scolastico fino a luglio; accolta in maniera negativa anche l’eventualità della riduzione del numero delle Università presenti in Italia (il 33,3% si dice favorevole). Tra le agenzie educative, la scuola viene relegata ad un ruolo di secondo piano e considerata formativa per la propria esperienza di vita solo nel 6,5% dei casi. È la famiglia, al contrario, ad aver influito maggiormente sull’educazione degli italiani intervistati (47%). Più dell’approfondimento dei grandi eventi storici (47,6%) i programmi scolastici relativi allo studio della storia dovrebbero privilegiare i fatti della storia recente (52,4%). Questa richiesta arriva soprattutto dai giovani (il 57,1% dei 18-24enni e il 65% dei 25-34enni).
L’intervista
Sud, ma allora è davvero tutta un’altra storia
Antonella Musitano lo aveva già detto. Anzi, lo aveva scritto nel suo documentatissimo volume intitolato “Sud, tutta un’altra storia” (Laruffa Editore), per il quale l’avevamo già interpellata con un’intervista che dopo le dichiarazioni del presidente dell’Eurispes diventa più attuale che mai.
Docente di Lettere presso la Scuola media Istituto Comprensivo “U. Fraccacreta” di Bari, si batte da molti anni per far conoscere la vera storia dell’Unificazione, mai raccontata come si dovrebbe nei libri di testo. E infatti molti concordano sul fatto che non è sempre come la raccontano i testi scolastici di storia. Non lo è quando la storia parla il linguaggio dell’Unità e dell’Unificazione. Non quando tratta i fatti del 1860. Non quando semina la convinzione che il sottosviluppo del Sud fosse presente già prima dell’Unificazione e non dice invece che il sottosviluppo parte proprio dal 1860, soprattutto a causa dell’Unificazione, realizzata con metodi non democratici, violenti, teste mozzate, e soprattutto con un grave danno economico dovuto all’unificazione monetaria tutta a vantaggio del Nord ma a svantaggio del Sud. Il quale all’epoca deteneva monete in gran quantità e con un valore superiore quattro volte quello della moneta piemontese. Per non parlare del debito pubblico, di entità trascurabile fino a quel momento al Sud, e pesantissimo al Nord. E non si parli neppure di arretratezza culturale o scientifica, poiché l’elenco di primati spettanti al Sud sono davvero tanti sebbene non vengano ricordati con la dovuta attenzione. Sono queste le tesi che la professoressa, autrice di precedenti volumi tra i quali “Il Sud prima dell’Unità d’Italia” (coautrice Adele Pulice) e “Il Brigante Gentiluomo”, propone ai propri studenti e anche a quelli più grandi in occasione delle tante conferenze alla quale è invitata in giro per l’Italia. Il libro indaga nelle pieghe della storia, nella polvere degli archivi, nelle vicende del periodo risorgimentale e della difficile Unità, “alla ricerca di quella verità – spiega la professoressa Musitano – che non trova ancora spazio sui testi scolastici e la cui conoscenza e divulgazione non può più essere procrastinata se davvero si vuole costruire, dopo oltre 150 anni, un’Unità che non sia solo politica ma anche, e soprattutto, sociale ed economica”.
Finalmente qualcosa si muove, professoressa Antonella Musitano.
“Il Rapporto Eurispes 2020 conferma: dal 2000 al 2017 il Sud è stato “scippato” di ben 840 miliardi di euro automaticamente dirottati al Centro – Nord e che si sono tradotti in più strade, più treni, più autostrade, più lavoro, più benessere, più diritti, più servizi, praticamente un più in tutto ciò che al Sud corrisponde a un meno e che ha creato un divario e una diseguaglianza sociale ed economica che non ha eguali e che non è degna di un Paese che voglia definirsi civile. Il paradosso di questa situazione sta nel fatto che nei confronti del Sud è stata costruita una retorica che ha completamente sovvertito i termini della logica causa-effetto, facendo apparire l’effetto – in questo caso lo scippo di 840 miliardi di euro – come causa e addossando al Sud la causa del suo ritardo e additandolo come sprecone, incapace, palla al piede dell’intero Paese”.
Non è sempre facile portare alla lucela verità di molti fatti storici
“I dati Eurispes in effetti sono in sintonia con quanto da anni ormai viene detto, pubblicato, dimostrato, urlato da studiosi, ricercatori, storici senza però che nulla sia stato fatto per porre rimedio a questa vergogna nazionale, anzi, sembra che si sia operato nel senso contrario, ovvero: da una parte si è cercato addirittura di ingessare questa situazione con la legge 42/2009, quella della famosa spesa storica secondo la quale chi aveva già di più doveva continuare ad avere di più e chi aveva già meno avrebbe dovuto continuare ad avere ancora meno, dall’altra con la richiesta di autonomia di alcune regioni, una richiesta che, oltre ad essere in contrasto con i principi costituzionali, non trova ragione se non in un esasperato egoismo che, se messa in atto, potrebbe veramente tradursi in un boomerang proprio per quelle regioni”.
Il suo libro torna all’improvviso d’attualità
“Nel 2013, nel mio libro “Sud, tutta un’altra storia”, ho sostenuto, con opportuna documentazione, le stesse tesi riportate nel Rapporto Eurispes sia in merito alle menzogne che sono state raccontate e scritte sul processo unitario, sia su come, dall’Unità ad oggi, il Sud sia stato denigrato, saccheggiato e privato delle sue risorse, anche umane, a causa di una emigrazione che non conosce interruzioni. Nel Sud, all’epoca dell’Unità, è stato messo in atto il più classico dei processi coloniali: conquista, pregiudizio, rapina. E penso che alluda anche a questo il severo giudizio Eurispes sul processo unitario. Vogliamo sperare che, anche grazie a questo Rapporto, finalmente si giunga a fare i conti con la storia, con i diritti costituzionali uguali per tutti i cittadini – da Nord a Sud – con una spesa pubblica uguale per tutti i cittadini da Nord a Sud: è stato dimostrato che lo Stato spende ogni anno oltre 3000 euro in meno pro capite nel Meridione rispetto al Centro-Nord”.
E’ possibile secondo lei immaginare una prospettiva positiva per il futuro?
“Bisogna cambiare bruscamente rotta, non nell’interesse del Sud, ma dell’intero Paese che, come ho scritto nel mio libro, potrà ricominciare a crescere solo partendo dal Sud e dalle sue potenzialità: mi sembra sia su questa linea anche il Rapporto Eurispes. Personalmente, come cittadina di questo Paese, sono indignata nel constatare che la pubblicazione di questo Rapporto, che è un pugno allo stomaco, non abbia avuto la giusta attenzione o scosso qualche coscienza. Nessuna voce si è levata per gridare allo scandalo, nessuno spazio sui grandi media. E mentre l’estenuante maratona sanremese continua ad ipnotizzare un pubblico alle prese con il dilemma se dare la colpa a Morgan o a Bugo, il Paese, se non corre ai ripari, è destinato a  morire di ingiustizia. La sua.”
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mercoledì 12 febbraio 2020

Bit Milano 2020, Nicoletti (Dir.Apt Basilicata): "Portiamo qui i nostri v




Agenzia Vista) Milano, 11 febbraio 2020 Bit Milano, Nicoletti (Dir.Apt Basilicata): "Portiamo qui i nostri valori" Si è aperto il BitMilano 2020 apre con la sua 40° edizione della fiera del mercato turistico. La Regione Basilicata ha partecipato con il proprio stand mostrandosi al pubblico di settore con nuove idee e curiosità, come la presentazione della nuova campagna video per il mercato internazionale dal titolo “Ten good reasons to come to Basilicata”. Da Matera 2019 al futuro, la Basilicata turistica ha portato al Bit la propria offerta, a partire dall’esperienza della Capitale Europea della Cultura. La “lezione di Matera” ha introdotto nuove parole chiave nella programmazione e nella gestione della destinazione turistica regionale. Innovazione, collaborazione, protagonismo del settore imprenditoriale, sono alcuni degli elementi che caratterizzano l’offerta lucana nel 2020. _Courtesy TRM Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

martedì 11 febbraio 2020

Contributo, per interventi riferiti a opere pubbliche di messa in sicurezza degli edifici


Dipartimento per gli Affari Interni e Territori: Comunicato dell'8 gennaio 2020


Con decreto del 30 dicembre2019,  diffuso nella voce “I Decreti” e il cui avviso è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 11 del 15 gennaio 2020, sono stati determinati gli Enti beneficiari del contributo, per interventi riferiti a opere pubbliche di messa in sicurezza degli edifici e del territorio, di cui all’art.1 comma 853 della legge 27 dicembre 2017 e art. 1 comma 140 e seguenti della legge 30 dicembre 2018, n. 145.
Il decreto con i relativi allegati sono pubblicati su questo sito e visualizzabili nelle risorse correlate del presente comunicato.
Si richiama l’attenzione degli enti beneficiari del contributo, sulle prescrizioni contenute nell’art. 3 del citato decreto interministeriale, circa l’affidamento dei lavori ed il monitoraggio degli interventi

Calo demografico nel Sud, Istat: in Basilicata situazione critica



L’Istat definisce “particolarmente critica” la dinamica demografica di due piccole regioni come il Molise e la Basilicata “che nel volgere di un solo anno perdono circa l’1% delle rispettive popolazioni”.
E’ il dato più clamoroso che colpisce anche se non stupisce contenuto nell’ultimo rapporto annuale sugli indicatori demografici dell’Istituto di Statistica Nazionale.
La fotografia generale aggiornata al primo gennaio 2020 registra 116mila residenti in meno in tutta Italia, con un calo della popolazione che riguarda in particolare il Mezzogiorno. Di pari passo si allarga il divario tra nascite e decessi: per 100 persone decedute arrivano soltanto 67 bambini (dieci anni fa erano 96).
Il ricambio demografico debole determina effetti soprattutto sulla popolazione di cittadinanza italiana, il cui ammontare continua a decrescere di anno in anno.
Di contro aumenta lievemente in tutta Italia rispetto al 2018 la popolazione residente straniera che costituisce dunque l’8,9% del totale. Anche se il peso percentuale degli stranieri risulta più basso nel Mezzogiorno, con il dato minimo in Puglia (solo il 3,5%).
Infine un altro dato su cui riflettere è quello relativo alla speranza di vita alla nascita: la media nazionale italiana è per le donne di 85 anni e 3 mesi per gli uomini di 81: i pugliesi – in linea con la media – hanno una speranza di vita alla nascita più elevata rispetto a quella dei lucani che è invece di 80 anni per gli uomini e 84 e mezzo per le donne
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