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martedì 9 luglio 2019

NUOVO SITO Consiglio regionale della Basilicata

Con l'inizio della nuova legislatura, la XI, è pubblicato il nuovo sito istituzionale del Consiglio regionale. Per alcune pagine, l'utente sarà automaticamente rinviato sulle pagine del vecchio sito, in specifiche pagine che dovranno essere chiuse per continuare la navigazione sul nuovo. Un disagio, purtroppo, inevitabile considerando la grande mole di contenuti pubblicati. 
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giovedì 6 giugno 2019

SAN FELE AL VIA IL PRIMO CONSIGLIO COMUNALE

CONVOCAZIONE CONSIGLIO COMUNALE IN SESSIONE ORDINARIA PER IL GIORNO 1210612019 ALLE ORE 15:30 IN PRIMA CONVOCAZIONE ED IN SECONDA CONVOCAZIONE PER IL GIORNO 13/06/2019 ALLE ORE 15:30 C/O EX ASILO INFANTILE.

             ORDINE DEL GIORNO CONSIGLIO DEL CONSIGLIO

I. ESAME DELLE CONDIZIONI DEGLI ELETTI ALLA CARICA DI SINDACO E CONSIGLIERE COMUNALE E DELLE CONDIZIONI DI ELEGGIBILITA' ED INCOMPATIBILITÀ' - CONVALIDA DEGLI ELETTI;
2. GIURAMENTO DEL SINDACO Al SENSI DELL'ART. 50 COMMA 11 DEL TESTO UNICO SULL'ORDINAMENTO DEGLI ENTI LOCALI N. 267 DEL 18 AGOSTO 2000;
3. COMUNICAZIONE DA PARTE DEL SINDACO DELL'AVVENUTA COSTITUZIONE DELLA GIUNTA COMUNALE;
4. PRESENTAZIONE DELLE LINEE PROGRAMMATICHE PER IL MANDATO AMMINISTRATIVO - ART.46 - TUEL N.267/00;
5. DETERMINAZIONE ONERI CONNESSI ALL'ATTIVITA' DEGLI AMMINISTRATORI PREVISTI AL TIT. III, CAPO IV DLGS 267/2000 IN RELAZIONE ALLA RIMODULATA COMPOSIZIONE DEGLI ORGANI DELL'ENTE DI CUI ALL'ART. 1, COMMA 135, DELLA LEGGE N.56 DEL 07/04/2014
6. NOMINA DELLA COMMISSIONE ELETTORALE COMUNALE;
7. NOMINA DELLA COMMISSIONE PER LA FORMAZIONE DEGLI ELENCHI DEI GIUDICI POPOLARI;
8. CRITERI PER LA DESIGNAZIONE DEI RAPPRESENTANTI DEL COMUNE PRESSO ENTI - AZIENDE ED ISTITUZIONI - ART. 42- CO. I LETT. "M"DLGS N.267/200 E S.M.;
9. INDIVIDUAZIONE ORGANI INDISPENSABILI Al SENSI DELL'ART.96 TUEL N.267100 E S.M. LEGGE 56 DEL 03/04/2014;
IO. DEFINIZIONE AGEVOLATA INGIUNZIONI FISCALI;
11. ELEZIONE DEL PRESIDENTE E DEL VICE PRESIDflDEL CONSIGLIO COMUNALE - ART. 39- TUEL N.267/00
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lunedì 3 giugno 2019

Dichiarazione dei redditi 2019: guida completa nella circolare 13/E delle Entrate

Dichiarazione dei redditi 2019, pronta la guida completa al modello 730 e al modello Redditi. Nella circolare n. 13/E del 31 maggio tutte le istruzioni su detrazioni, deduzioni e sulle novità introdotte per l'anno d'imposta 2018.

Dichiarazione dei redditi 2019, pronta la guida dell’Agenzia delle Entrate, con tutte le istruzioni su detrazioni e deduzioni racchiuse nella circolare n. 13/E del 31 maggio.
Come di consueto ma con notevole ritardo rispetto agli scorsi anni, la circolare omnibus dell’Agenzia delle Entrate racchiude tutte le istruzioni per la compilazione del modello 730 e per il modello Redditi 2019, con la trattazione analitica di tutte le regole su ritenute, oneri detraibili, deducibili e crediti d’imposta.
Oltre a fornire l’elenco dettagliato dei documenti necessari per la presentazione della dichiarazione dei redditi 2019, e quelli da conservare per eventuali richieste da parte dell’Agenzia delle Entrate, la circolare n. 13/E del 31 maggio 2019 riepiloga tutte le novità introdotte per l’anno in corso.
Accanto alle nuove spese detraibili, cambia anche la disciplina sanzionatoria prevista nel caso di visto di conformità infedele sul 730 da parte di CAF ed intermediari.
Dichiarazione dei redditi 2019: guida completa nella circolare 13/E delle Entrate
Era attesa da tempo la circolare dell’Agenzia delle Entrate che ormai da anni rappresenta la guida completa alla dichiarazione dei redditi. Nelle 390 pagine di istruzioni, la circolare n. 13/E del 31 maggio 2019 fornisce il dettaglio delle regole su detrazioni fiscali, deduzioni, nonché crediti d’imposta e documenti da conservare.
Il documento rappresenta un utile vademecum sia per chi presenta la dichiarazione dei redditi con il modello 730/2019, sia precompilato che ordinario tramite CAF o intermediari, che per i tanti - soprattutto titolari di partita IVA - che presentano il modello Redditi.
La circolare n. 13/E è stata aggiornata, partendo da quella pubblicata lo scorso anno (circ. n. 7/E del 27 aprile 2018), con le novità legislative ed interpretative che riguardano la dichiarazione dei redditi 2019.
Debutta a partire dall’anno in corso la nuova detrazione per gli abbonamenti ai mezzi pubblici, così come il bonus verde per i lavori in casa e la detrazione per l’acquisto di strumenti didattici per studenti con DSA.
Nuove regole anche per CAF ed intermediari, per i quali a partire dall’anno in corso cambia la disciplina sanzionatoria prevista nei casi di visto di conformità infedele sul 730: sarà necessario versare solamente un importo pari al 30 per cento della maggiore imposta riscontrata al contribuente.
Si allega di seguito la circolare n. 13/E con la guida completa dell’Agenzia delle Entrate alla dichiarazione dei redditi 2019:
PDF - 4.8 Mb
Agenzia delle Entrate - circolare n. 13/E del 31 maggio 2019
Guida alla dichiarazione dei redditi delle persone fisiche relativa all’anno d’imposta 2018: spese che danno diritto a deduzioni dal reddito, a detrazioni d’imposta, crediti d’imposta e altri elementi rilevanti per la compilazione della dichiarazione e per l’apposizione del visto di conformità
I lettori possono consultare le guide dedicate a detrazioni e deduzioni fiscali consultando gli approfondimenti suddivisi per categoria di spesa.
Dichiarazione dei redditi 2019, le novità nella circolare n. 13/E
Sebbene sia stata pubblicata con deciso ritardo (e quando molti contribuenti hanno già inviato il proprio modello 730) la guida dell’Agenzia delle Entrate alla dichiarazione dei redditi 2019 è utile per riepilogare quelle che sono le novità principali.
Un chiarimento importante riguarda la detrazione prevista per gli abbonamenti ai mezzi pubblici, per i quali a partire dalle spese sostenute nel 2018 sarà possibile beneficiare di un rimborso Irpef pari ad un massimo di 50 euro (19% di 250 euro).
Erano molti i dubbi su come calcolare il limite di 250 euro, e le indicazioni fornite nella guida dell’Agenzia delle Entrate lasciano poco spazio ad interpretazioni. La detrazione spetta sia per le spese sostenute per se stessi che nell’interesse dei familiari a carico, ed il limite di spesa è da intendersi come complessivo.
Come chiarito nelle istruzioni alla dichiarazione dei redditi 2019, l’importo di 250 euro costituisce il limite massimo sia per le spese relative al contribuente che ai familiari a carico, anche nel caso di detrazione suddivisa tra più soggetti (come i genitori per i propri figli).
Per approfondire si rimanda all’articolo dedicato
Debutta nella dichiarazione dei redditi 2019 anche il bonus verde, la detrazione del 36% sui lavori effettuati su giardini e terrazzi, riconosciuta fino al limite di 5.000 euro di spesa per unità immobiliare.
Così come per le restanti detrazioni riconosciute sui lavori in casa, il bonus spetta a condizione che i pagamenti siano effettuati con strumenti tracciabili(assegni bancari, postali, circolare non trasferibili oppure tramite carte di credito, bancomat o bonifici).
Per fruire della detrazione fiscale in dichiarazione dei redditi sarà necessario che i documento di spesa riporti il codice fiscale del soggetto beneficiario della detrazione e la descrizione dell’intervento dovrà consentire di ricondurre la spesa sostenuta tra quelle agevolabili.
Viene inoltre confermato che la mancata comunicazione ENEA relativa ai lavori di ristrutturazione che comportano anche un risparmio energetico non compromette il diritto a beneficiare della detrazione fiscale, pari al 50% della spesa sostenuta fino ad un massimo di 96.000 euro.
Dichiarazione dei redditi 2019, nella guida l’elenco dei documenti da conservare
La circolare n. 13/E dell’Agenzia delle Entrate si presenta particolarmente utile per l’individuazione dei documenti da conservare dopo aver presentato la dichiarazione dei redditi.
In caso di controllo documentale, potranno essere richiesti solo i documenti indicati nella circolare, anche per quel che riguarda la documentazione relativa alla prova del pagamento.
La guida dell’Agenzia delle Entrate specifica tuttavia che l’Agenzia delle Entrate potrà effettuare controlli anche in merito si requisiti soggettivi richiesti per fruire delle diverse agevolazioni fiscali, nonché sulle dichiarazioni sostitutive presentate dal contribuente per alcune tipologie di detrazioni (come le spese sanitarie per patologie esenti, oppure i bonus rivolti ai contribuenti con legge 104).
Nonostante la pubblicazione tardiva, è sempre bene consultare la circolare omnibus dell’Agenzia delle Entrate anche al fine di individuare eventuali errori di compilazione della propria dichiarazione dei redditi.
Si ricorda a tal proposito che sarà possibile annullare il 730 già inviato(mediante la modalità precompilata) fino al 20 giugno 2019, e procedere con un nuovo invio autonomo della dichiarazione dei redditi.
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venerdì 31 maggio 2019

Bardi: “Lavoro, ambiente e sviluppo al centro delle politiche del governo regionale


Miglioramento delle infrastrutture e del sistema dei trasporti, attenzione al turismo e al lavoro inteso come “diritto dei cittadini”; e poi commercio, agricoltura, difesa dell’ambiente, sviluppo economico e sfruttamento del petrolio  da “trattare come risorsa con nuove politiche”; e ancora: sanità “efficiente e senza sprechi”, riorganizzazione della macchina amministrativa e riforma dello Statuto. Sono queste, le direttive che guideranno il governo di centrodestra nella propria legislatura ed indicate nella presentazione della relazione programmatica che ha tenuto oggi, nel corso della seduta del Consiglio regionale, il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi.
“Quando all’inizio dello scorso anno il presidente Berlusconi mi ha chiamato per propormi di guidare la coalizione di centro destra in Lucania – come indicazione unanime anche da parte di Salvini e Meloni – dopo una breve pausa di riflessione, ho inteso subito accettare la proposta che mi era stata fatta. Ritengo, infatti, che laddove possibile, un servitore dello Stato non debba mai smettere di essere al servizio della collettività”, ha detto il presidente all’inizio della sua comunicazione ai consiglieri. “Dal 1995 ad oggi – ha proseguito – un unico gruppo di potere, anche se con diverse declinazioni, è stato ininterrottamente alla guida della regione e di quasi tutti gli enti locali. Gli elettori hanno dato un giudizio su questa stagione. Il centrodestra ha incarnato, quindi, questa domanda che veniva dalla parte più profonda ed avveduta dell’elettorato lucano, ed ha saputo coglierla, così come dimostra il risultato. La campagna elettorale è finita. Ora ci accingiamo al governo. Il cambiamento, però, non è la rivoluzione. È un processo più profondo che deve incidere nei comportamenti, nell’azione amministrativa, nella quotidianità. Ed è per questo più lungo e duraturo”.
Bardi ha parlato di “Basilicata terra bellissima”, che deve recuperare “centralità politica ed economica”: al primo punto del programma ci saranno quindi “le infrastrutture: ho intenzione, infatti, di avviare da subito un monitoraggio dell’intera rete viaria su gomma e su tutte le opere in cantiere. Per questo stabilirò immediatamente un tavolo di confronto con l’Anas”. Il governatore si è soffermato sulla necessità di “ammodernamento della rete Potenza-Melfi e della Potenza-Bari” di “ripensare la Basentana”, valutando allo stesso tempo “con la maggioranza, l’opportunità di una nostra partecipazione all’Aeroporto di Pontecagnano. Ritengo invece indispensabile l’apertura al traffico aereo dello scalo di Pisticci”. Bardi ha poi parlato di “sviluppo delle infrastrutture e dei collegamenti verso i centri urbani più sviluppati e verso le regioni limitrofe”, che dovrà procedere “di pari passo con la manutenzione e con l’ammodernamento delle infrastrutture viarie secondarie”. 
Per quanto riguarda il turismo “da valorizzare appieno partendo da un miglior utilizzo dei fondi europei, senza farci sfuggire le potenzialità di Matera 2019”, l’intenzione di creare un brand “Basilicata” sarà supportata da “un concorso internazionale di idee”. Il restyling del sistema turismo non può non fare i conti con le politiche per la tutela della costa e del sistema balenare, attraverso “interventi che risultano indispensabili anche per l’indotto economico, per permettere un maggiore afflusso vacanziero”.
Tra le idee, quella di promuovere il “Turismo d’avventura”, alternativo “rispetto a quello tradizionale” e che ricomprende “attività quali ad esempio arrampicate, percorsi di trekking, escursioni in percorsi con ostacoli naturali” e che già in Basilicata ha diversi esempi. Tra i punti fondamentali del programma di governo, c’è naturalmente il lavoro. “Intendo – ha detto in merito il presidente – favorire un piano straordinario per il lavoro puntando su due asset. Il primo è quello turistico, il secondo è quello della innovazione. Intendo rimodulare tutto il sistema degli incentivi alle imprese in un’ottica di miglioramento dell’offerta. Per questo nelle prossime ore dovremo puntare a una ricostruzione dei centri per l’impiego. Una moderna politica del lavoro non può lasciare indietro chi è stato espulso dalle politiche attive a cavallo di un’età critica. Parlo di quei 40enni, 50enni, che si trovano costretti in quell'aberrante stato che è la disoccupazione”. Secondo il governatore “parte attiva delle politiche del lavoro saranno anche quelle sul commercio. Dov’è in nostro potere diremo stop ai grandi centri commerciali, per favorire il dettaglio piccolo e medio”.
E poi l’agricoltura, con politiche mirate a valorizzare “le filiere” e a tutelare “i prodotti a chilometro zero”. “La difesa delle nostre produzioni – ha messo in chiaro il governatore – passa necessariamente attraverso la difesa dell’ambiente. Da questo punto di vista faremo dei forestali le sentinelle della nostra regione. La nostra regione non ha un piano paesistico. Lo dovremo costruire insieme con tutti gli attori interessati”. Secondo Bardi, bisogna far fronte, inoltre, al “rischio idrogeologico, che in Basilicata, è dovuto allo stato di abbandono e degrado ma anche e soprattutto alla mancanza di una seria manutenzione ordinaria”. Il presidente ha ricordato che “la nostra regione ha raggiunto la quota di produzione di energia da fonti rinnovabili prevista dagli obbiettivi europei e nazionali”, evidenziando allo stesso tempo che “la totale mancanza di politiche regionali per la corretta installazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili ha permesso uno scempio del territorio. Riteniamo, quindi, che il turismo ambientale possa rappresentare uno dei motori dell’economia lucana e che, dunque, sia da incentivare un più penetrante controllo delle aree oggetto di richieste di installazioni di impianti da fonti rinnovabili”. Tra gli obiettivi, anche quello di “riacquistare centralità nella gestione della risorsa idrica e nella promozione delle aree naturali protette”. Per il presidente, per quanto concerne il petrolio, “particolare attenzione merita il tema estrazioni petrolifere. Sostenerne il blocco è impraticabile. Sostenere, invece, il rispetto dei patti già stabiliti e rinegoziare i termini delle stesse rappresenta la vera priorità. Non si deve andare oltre quanto già stabilito. Il rispetto delle condizioni ambientali e di salute dei lucani saranno le direttrici che guideranno il questo governo regionale. È necessario anche rivedere le modalità dei controlli da parte delle strutture regionali. Le paure vissute in questi anni dai lucani sui pericoli da inquinamento da estrazioni petrolifere non devono più ripetersi. Credo che sia però necessaria una diversa contrattazione delle royalties che dovranno servire alla costruzione delle nostre infrastrutture. E non a finanziare la spesa ordinaria, così come fatto sino ad ora”.
Sullo sviluppo economico il governatore ha rimarcato l’opportunità di favorire le zone economiche speciali e di lanciare “un programma per lo sviluppo del terziario avanzato”. Fondamentale sarà coinvolgere “il sistema universitario lucano (ed ho in mente il cosiddetto modello Apple, che già funziona bene nella vicina Campania) e costruire “nuove opportunità di lavoro per i nostri giovani laureandi: non dobbiamo infatti solo invertire il flusso migratorio, ma rendere attrattiva la Basilicata”. Importante sarà quindi sfruttare al meglio “i fondi europei a disposizione, incentivando quelli pluriennali su alcuni capitoli di spesa evitando i mille rivoli di spesa che non creano sviluppo”. E poi la Sanità (il governatore ha annunciato una seduta ad hoc in Consiglio) con “una rete ospedaliera da ripensare”, provando ad “evitare gli sprechi, utilizzando le strutture diffuse del territorio, potenziando alcuni ospedali”, senza trascurare l’importanza di “ampliare i programmi di ospedalizzazione domiciliare” e di gestire in maniera più efficiente “le liste di attesa agendo su vari fattori: ampliare l’offerta, razionalizzare le risorse, governare le richieste con i medici secondo le reali priorità, attivare precisi protocolli diagnostici”. Prima di soffermarsi sulla  “riorganizzazione della macchina regionale” e sulla “riforma dello Statuto” il presidente ha parlato della sua giunta: “un mix di competenza e di professionalità”, i cui componenti sono stati scelti “anche su indicazione dei partiti, che sono l’essenza della democrazia costituzionale ed espressione della volontà popolare. Le persone nominate nell’esecutiva hanno avuto anche un ampio mandato popolare e godono della mia fiducia”. “La riorganizzazione degli uffici – ha ricordato Bardi –  stata uno dei punti qualificanti del mio programma elettorale. Per questo è mia intenzione, così come ho già iniziato a fare, cambiare lo stato delle cose. Non bisogna mortificare le competenze, ma porre fine invece alle rendite di posizione. La macchina regionale che ho in mente ha la necessità di accorpare alcune competenze, farne nascere altre, implementarne alcune”. Bardi ha quindi affermato che “la Regione che ho in mente necessita di ammodernare e cambiare lo Statuto, scritto forse con troppa fretta. Nel nuovo Statuto sarà prevista l’istituzione di un nuovo sottosegretariato: una scelta di modernità, fatta anche da altre Regioni”.

giovedì 30 maggio 2019

Non basta Melfi all’economia lucana

Secondo i dati, l'economia lucana è in ripresa; eppure è in crisi. 

Abbiamo parlato  della necessità di rilancio del territorio con due esperti.


Il paradosso dell’economia lucana è questo: secondo i freddi dati statistici è in ripresa, però la circostanza potrebbe essere vista come il segnale di una sconfitta.
Perché c’è ripresa e ripresa. I dati sono questi: in Basilicata l’economia negli ultimi anni è cresciuta in percentuale più che nel resto d’Italia. Ma bisogna valutare anche da dove si partiva: infatti resta ancora forte la distanza dalla media italiana sul fronte del valore aggiunto per impresa, e i livelli di disoccupazione sono più alti della media nazionale, secondo l’ultimo report di Banca d’Italia.

I numeri dell’economia lucana
Vediamo qualche dettaglio. Nel 2018 il manifatturiero ha ripreso a crescere, grazie all’export dell’automotive (l’industria che produce veicoli). Tira anche l’estrazione di petrolio, tornata su livelli molti simili a quelli precedenti le inchieste giudiziarie del 2016, che hanno riguardato gli impianti in Val d’Agri: da lì arriva il 10% del fabbisogno nazionale, visto che è il giacimento su terraferma più grande d’Europa.
A trainare la crescita è soprattutto l’export, quasi quadruplicato, passando da 1,1 miliardi del 2014 a 3,9 miliardi del 2017, con un aumento del 24,1%. Nel 2018 l’80% delle vendite all’estero è stato determinato dal settore delle auto: grazie alla ristrutturazione dello stabilimento Fca, terminata nel 2014 con un investimento di 1 miliardo di euro, lo stabilimento di Melfi (al confine con Puglia e Campania) oggi produce Fiat 500X e Jeep Renegade, destinate all’esportazione in oltre cento Paesi; la fabbrica, attiva dal 1994, fa lavorare quasi 12.000 persone, lucane e pugliesi (8.000 nella fabbrica FCA Plant e 3.300 tra indotto, logistica e servizi), con una produzione teorica annua di 400.000 vetture. Meno bene l’oro nero: le continue fermate e riprese dell’attività estrattiva nel giacimento Eni in Val d’Agri, tra 2016 e 2017, dovute pure alle vicende giudiziarie legate all’inquinamento dell’area, sono costate molto care. Però la ripresa ora c’è: l’export di petrolio della Basilicata è cresciuto nei primi nove mesi del 2018 del 50%, toccando quota 222 milioni di euro (più del doppio rispetto allo stesso periodo del 2016).
Il turismo e le attività collegate vanno meglio, sebbene sia concentrato per il 70% su Matera(ultimamente anche grazie al titolo 2019 di Capitale Europea della Cultura) dove va ormai più della metà dei turisti che arrivano in Lucania. Il valore aggiunto del settore agricolo, che rappresenta circa il 5% del totale regionale (ci sono 600.000 ettari di superficie agraria utile, di cui 100.000 coltivati in modo “biologico”), è invece in calo: tra 2017 e 2016, per esempio, è sceso del 3,8%, colpendo tutte le principali colture regionali. Le più estese sono quelle del frumento, seguito da altri cereali che in buona parte costituiscono materia prima per l’industria alimentare lucana (avena, orzo, mais) e dalle patate; diffusi sono la vite (soprattutto uva da vino), l’olivo, nelle aree collinari, e gli agrumi, nelle piane ioniche. Nelle zone interne del Materano è sviluppata la coltura di cereali. Sulle colline a ridosso del Metapontino c’è una fiorente coltivazione di vigneti, mentre nella piana va molto la produzione di frutta: susine, pesche, pere, kiwi, fragole e agrumi.

Una regione che non pensa al futuro. Il parere di Ettore Bove e Giuseppe Las Casas
Una domanda sorge spontanea: le estrazioni petrolifere concentrate in Val d’Agri, a Sud, e la produzione di auto concentrata nella piana di Melfi, a Nord, possono trainare la Basilicata fuori dall’isolamento nazionale e sottrarla, soprattutto, all’emigrazione costante, con una media di 3.000 persone che se ne vanno ogni anno?

Ettore Bove, professore di Economia e Politica agroalimentare all’Università della Basilicata, lucano doc, da molti anni si dà da fare – con i suoi allievi – per riscoprire le tradizioni gastronomiche e rurali, usandole per rilanciare l’economia locale. “La Lucania è spaccata in due”, dice a Senza Filtro. “Da un lato c’è la polpa, nelle zone industrializzate e in quelle costiere; dall’altro, in questa regione per lo più montana, c’è l’osso. Si tratta di una situazione destinata a esasperarsi. E il turismo è un possibile antidoto contro l’abbandono di tanti paesi”.

Che cosa occorre fare concretamente?
Occorre scovare le grandi risorse del territorio, per poi lanciare un turismo basato – tutto l’anno – su ambiente, cultura, arte, tradizioni, gastronomia.
Detto così sembra facile.
Definisco la Basilicata una terra incognita, e non da oggi. È sempre stata fuori dai flussi tra Nord e Sud: quelli verso la Sicilia hanno sempre seguito la costa tirrenica, quelli verso Oriente la costa adriatica. Dobbiamo riscoprirci per poi svelarci, puntando sulle risorse locali. Se non si farà nulla l’alternativa resterà solo l’emigrazione.
Ci sono già esempi di rilancio?
Sì. Basti pensare a Castelmezzano, nell’area delle splendide Dolomiti lucane, che sta riuscendo a valorizzarsi sul fronte naturalistico, gastronomico e culturale; o a Guardia Perticara. Sono esempi da sviluppare e diffondere.
Il petrolio non basta?
È un settore che crea pochi posti di lavoro (nel raggio di 20 km dai pozzi l’effetto positivo già scompare) e molto inquinamento. La Basilicata, per esempio, ha un’altra ricchezza: tantissima acqua, con cui dissetiamo noi e pure le regioni vicine; ma la falda rischia di essere fortemente inquinata. Nessuno ovviamente può dire che bisogna rinunciare alle risorse del petrolio, preferibilmente gestite bene, nel rispetto dell’ambiente e della salute. Oggi la regione ricava molto dalle royalty (i compensi commisurati agli utili derivanti dall’estrazione di petrolio, N.d.R.). Però, a parte il fatto che prende le royalty più basse del mondo, dovrebbe anche saperle usare. Cosa che non succede.
Le istituzioni locali non si occupano di questi problemi?
Bisognerebbe disegnare una mappa turistica con i relativi investimenti, evitando di pensare soltanto al feudo elettorale del politico di turno. Non basta neppure Matera Capitale Europea della Cultura per dodici mesi, e poi tanti saluti; serve una forma organizzativa integrata dei valori materiali e di quelli immateriali.

Passiamo a Giuseppe Las Casas, professore di Tecnica e pianificazione urbanisticaall’Università della Basilicata, siciliano trapiantato a Potenza da anni, che non è più tenero del suo collega. “Non si può che definire catastrofico l’abbandono dei territori. Tanto più che i paesi dovrebbero essere considerati le sue sentinelle, a cominciare dal dissesto idrogeologico. Lo sono stati”.

E adesso?
Non più. Nessuno si preoccupa di quello che accadrà nel giro di pochi anni. Neppure i politici lucani, di ogni colore, e le istituzioni che governano.
Perché?
Perché la Basilicata è disgregata. La parola integrazione non ha cittadinanza. Si perde il senso di una programmazione integrata, sia a livello politico sia a livello gestionale. È anche una regione deresponsabilizzata: non c’è nessun obiettivo serio, solo una pletora di piccoli obiettivi. Quindi è una realtà fragile.
L’economia che spera nel petrolio della Val d’Agri e nelle auto di Melfi non ha futuro?
È tutta roba piovuta dal cielo. Un’economia seria dovrebbe essere legata – soprattutto in una regione come la Lucania – alla tutela dell’ambiente, in modo da avere un ritorno a lungo termine.
Invece?
Qualcuno si sta chiedendo che cosa sia rimasto integro. La nostra acqua è tutelata? Il caso della Val d’Agri, del suo petrolio e dei suoi disastri, in parte finiti in inchieste giudiziarie, dimostrano il contrario. E il consumo del suolo? Qualcuno sa che cosa sta provocando l’abusivismo delle seconde, terze, quarte case, esploso dopo il terremoto? Non c’è stata una presa di coscienza in nessun campo. L’ultimo piano territoriale lucano risale agli anni Sessanta, varato dal Comitato regionale per la programmazione economica (CRPE). Ebbene, si continua a fare riferimento a quello come se non fosse passato mezzo secolo. Insomma, non si è voluto decidere nulla sul futuro di questa regione.
Intanto incombe il rischio dello spopolamento. Già ora i lucani residenti all’estero sono 128.000, cioè il 22,6% della popolazione che vive ancora nella sua terra: 567.000 persone. Tantissimi altri sono in giro per l’Italia. Marsico Nuovo conta 3.102 emigranti e 4.000 residenti; a San Fele sono di più i residenti all’estero (3.020) rispetto a coloro che vivono ancora lì (2.934). Tra i tremila cittadini che se ne vanno ogni anno ci sono anche tantissimi laureati, perché il lavoro manca. Secondo il rapporto Svimez del 2017, nel 2065 in Lucania si scenderà a meno di 400.000 abitanti, e 27 comuni (su 131) con meno di mille residenti potrebbero rimanere completamente disabitati nel giro di pochi anni.
Certo, una Basilicata senza lucani potrebbe risolvere un sacco dei problemi gestionali. Ma forse la sua eutanasia non è una soluzione degna di questo nome.