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giovedì 7 settembre 2017

La Voce Dei Senior: Bollette, attenti alla truffa del Pod: come funziona

Una nuova truffa rischia di mietere nuove vittime tra gli italiani, spesso anziani, che in buona fede o per distrazione non prestano molta attenzione e si ritrovano abbonati a sorpresa a nuovi servizi di energia elettrica e gas senza mai averne fatto richiesta.
Si tratta della cosidetta “truffa del POD”, con inconsapevoli utenti che vengono raggirati per telefono o addirittura sul pianerottolo di casa, allettati dall’ipotesi di poter risparmiare sulle bollette: ecco come funziona la truffa e come fare per evitare brutte sorprese.
COME FUNZIONA – POD e PDR sono rispettivamente i codici identificativi dell’utenza di luce o gas, solitamente riportati nella parte superiore della bolletta. Insieme ai dati personali dell’utente, sono proprio questi codici a consentire ai truffatori di intestare sul filo della legge al cittadino ignaro nuove tipologie di contratto o, addirittura, a permettere il cambio di gestore. Approfittando della buona fede degli utenti meno accorti, i malfattori tenteranno quindi di carpire questi dati per truffarli. Come? Ci sono due modi: al telefono, attraverso un call center, o letteralmente sul pianerottolo di casa.
AL TELEFONO –  La vittima prescelta del raggiro viene contattata telefonicamente da un call center che, a nome di un generico “principale gestore italiano di luce (o gas)”, ha bisogno di un chiarimento sui dati dell’utente e sui suoi codici identificativi. Il motivo? L’utente, sempre secondo l’addetto al call center, “paga troppo”. Da qui la richiesta: “Se mi fornisce il codice facciamo un controllo, rimettiamo a posto le cose e le applichiamo una tariffazione più conveniente”. Inutile dire che si tratta di un falso e che la generica “azienda” sta solo tentando di fregare il povero malcapitato. Cosa fare quindi? Semplicemente evitare sempre di fornire dati sensibili e codici utente, salutare e attaccare subito il telefono. L’azienda fornitrice delle utenze, infatti, è già al corrente di questi dati e non chiamerà mai per chiederveli nuovamente. Ma non basta. In certi casi infatti, soprattutto quando le telefonate sono fin troppo numerose, è bene avvertire dell’accaduto la società di luce o gas, che provvederà a segnalare gli episodi alle autorità competenti.
SULLA PORTA DI CASA – Solitamente giovani, ben curati, sorridenti e dotati di una buona parlantina. A chi non è mai capitato di ricevere una visita da parte di ragazzi (maschi in maggioranza) che, con modi garbati e tanta gentilezza, si presentano come ‘addetti’ o ‘operatori’ dell’azienda del gas o della luce? Magari anche dotati di cartellino di riconoscimento che tuttavia, guarda caso, non corrisponde quasi mai alla società che viene menzionata alla presentazione. Ebbene, come dietro alla cornetta telefonica, così anche dietro un sorriso può nascondersi un pericolo. La tecnica è la stessa del call center: chiedere di vedere l’ultima bolletta dell’energia o del gas per capire se l’importo sia anomalo e se, in alcuni casi, sia presente sulla fattura un codice non meglio specificato, indice che l’utente ancora una volta sta pagando troppo. Una rapida occhiata e il gioco è fatto.
COME DIFENDERSI– È solo necessario non consegnare mai la bolletta con allegati codice POD o PDR a chi abbiamo davanti né tantomeno firmare qualsivoglia documento anche se al momento può sembrare incredibilmente vantaggioso: basta pochissimo infatti perché si caschi in un vortice di contratti non richiesti, stipulati con gestori mai contattati, dal quale è poi difficilissimo uscire. Almeno senza pagare penali.
In collaborazione con Adnkronos
La Voce Dei Senior: Bollette, attenti alla truffa del Pod: come funzio...: Basta fornire i dati del POD e del PDR per cadere nella truffa della bolletta elettrica e del gas Una nuova truffa rischia di mietere n...

Abbattere un albero senza permesso che cosa succede?







Ma cosa succede se si taglia un albero senza la dovuta autorizzazione? Come premesso, sono previste sanzioni fino a 498 euro per ogni pianta abbattuta senza permesso. In più vi è l’obbligo di sostituire l’albero e ogni ufficio del Verde può pretendere richieste particolari.
Per esempio, un cittadino di Parma che ha abbattuto (nella sua proprietà privata) due alberi dal tronco di 135 e 180 cm, non solo ha dovuto sostenere una multa di circa 350 euro ma ha dovuto provvedere alla messa a dimora di 32 nuovi alberi nell’area in cui sono state tagliate le due prime piante.
Chiunque può segnalare un abuso. Qualsiasi cittadino può denunciare chi esegue un abbattimento senza permesso

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giovedì 24 agosto 2017

STORIA DI SAN FELE. Riscoprire la storia per aprirsi ad un nuovo presente e un nuovo futuro

FOCUS  BY EMAIL  scrivere a anzianiinpiazza@libero.it


San Fele è un comune di circa 3.500 abitanti della provincia di Potenza. È situato nella parte Nord-Occidentale della Basilicata e fa parte della Comunità Montana del Vulture. È un comune prettamente rurale. Ricordato per la nascita di San Giustino de Jacobis e per la presenza di uno dei maggiori santuari lucani: Santa Maria di Pierno. Come tutti i paesi del Mezzogiorno, San Fele ha subito una forte emigrazione, che si può suddividere in due fasi. La prima quella che va dalla seconda metà del XIX secolo al Primo Dopoguerra. In questa circostanza le mete erano oltre oceano, ossia l’America (in particolare Brasile, Argentina, Stati Uniti e Canada)La seconda invece va dal Secondo Dopoguerra fino al giorno d’oggi. Nei primi decenni, cioè quelli del Boom Economico, le famiglie si trasferirono soprattutto verso Svizzera (in particolare nei dintorni di Lucerna e Zurigo) Germania, Belgio e Nord-Italia (in particolare Piemonte, Lombardia e Toscana). L’emigrazione degli ultimi anni è costituita da giovani che raggiungono le più importanti città italiane (in particolare Torino, Milano, Firenze, e Roma)Storia del paese
Nel lontano 1139, il paese divenne una Baronia ed ebbe il suo stemma: uno scudo sannitico su cui sono disegnati tre monti.
Il territorio del comune di San Fele, in epoche lontane, prima che vi fossero costruiti il castello (969 d.C) e le abitazioni (1036 – 1037 d.C) fu abitato dagli Ausoni, un popolo che si pensa provenisse dall’Asia.
La Voce Dei Senior: STORIA DI SAN FELE. Riscoprire la storia per aprir...: FOCUS  BY EMAIL  scrivere a anzianiinpiazza@libero.it San Fele è un comune di circa 3.500 abitanti della provincia di Potenza. È situ...

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La Voce Dei Senior: STORIA DI SAN FELE. Riscoprire la storia per aprir...: FOCUS  BY EMAIL  scrivere a anzianiinpiazza@libero.it San Fele è un comune di circa 3.500 abitanti della provincia di Potenza. È situ...

mercoledì 19 luglio 2017

Terremoto Amatrice, come all’Aquila c’è imprenditore che ride pensando ai futuri affari

(ANSA) Anche il terremoto del Centro Italia del 2016, come quello dell’Aquila sette anni prima, con Francesco Piscicelli, fa registrare un imprenditore che ride: si tratta di Vito Giuseppe Giustino, 65enne di Altamura (Bari), presidente del consiglio di amministrazione della società cooperativa l’Internazionale, intercettato nella nuova inchiesta della procura dell’Aquila su presunte mazzette nella ricostruzione pubblica. Nell’ordinanza il Gip scrive: “RIDE”.
L’uomo, ai domiciliari, annuisce e ride parlando delle future commesse, in particolare ad Amatrice.
Giustino sta al telefono con il geometra della sua stessa ditta, Leonardo Santoro, anche lui ai domiciliari. Santoro – si legge nell’ ordinanza – gli racconta quello che ha detto a Lionello Piccinini, dipendente del Mibact Abruzzo, a sua volta ai domiciliari, dopo il terremoto di Amatrice: “Se ti posso essere utile, voi fate l’elenco, mo’ dovete fare uno screening dei beni sotto vostra tutela: se vi serve qualcosa per i puntellamenti, via dicendo, noi siamo a disposizione”, racconta Santoro a Giustino, che ride più volte.
“Siamo strutturati, abbiamo una struttura potentissima e abbiamo bisogno di fare qualcosa per tenerci attivi. Abbiamo chiuso un po’ di cantieri e abbiamo diciamo una cinquantina di unità lavorative che non so dove c…o mandarle”.

mercoledì 12 luglio 2017

Mons. francesco Antonio Frascella


<Pezzi di storia di San Fele e delle sue personalità 

Mons. Francesco Antonio Frascella, arcivescovo di Mira>


MonsFrascella nasce a San Fele, presumibilmente nei primi anni del secolo XVII. Non vi sono documenti certi che possano certificare la sua data di nascita. Non è noto neppure il nome del padre, quello della madre era invece Rosa, come risulta da una richiesta di aiuti economici in suo favore inoltrata dallo stesso Frascella alla Congregazione di Propaganda Fide nel 1637, prima che partisse per l'Oriente. Intorno al 1620 Padre Frascella entra nei Frati Minori Conventuali nella provincia pugliese dMonsi San Nicola. Terminati gli studi è ordinato sacerdote nel 1627 e viene inviato nel collegio di San Bonaventura in Roma, dove nel 1630 ottiene il dottorato in teologia. Il 30 maggio 1630, insieme al confratello Agelo Petricca da Sonnino, riceve da Propaganda Fide l'incarico di essere inviato a Costantinopoli (l'odiena Istambul), dove l'Ordine Francescano era già presente sin dal 1220 ed amministrava una florida missione. I due prelati arrivono a destinazione agli inizi di settembre nel 1631 con altri due confratelli e da subito iniziono a studiare la lingua del posto, ossia il turco. Pur essendo maestri, non hanno mai voluto godere dei privilegi loro accordati dall'Ordine, rinunziando per questo agli speciali sussidi. Si erano inoltre impegnati tra loro a non separarsi, sia per confortarsi spiritualmente e sia per aiutarsi vicendevolmente in caso di prigionia da parte delle autorità o delle popolazioni locali. Nel 1632 Mons. Frascella e padre Petricca vengono inviati missionari in Valacchia(*) per ricostruire il convento di Târgoviște bruciato dai Tartari. Giunti a Bucarest chiedono ed ottengono il permesso di costruire nella stessa capitale un convento di piccole dimensioni, dove si propongono non solo di assistere spiritualmente i pochi cattolici presenti, ma di convertire la popolazione indigena. Per raggiungere lo scopo prendono contatto con la nobiltà e la gerarchia ortodossa, intavolando con loro anche dispute circa i punti controversi tra le rispettive confessioni religiose. Il progetto però ha vita breve: già nel mese di settembre del 1632 l'instabilità della situazione politica e nuove guerre li costringono a trasferirsi nella vicina Moldavia per tentare una nuova missione. A Iași un nobile greco fa costruire a sue spese una chiesa, che consegna ai francescani perché sia da loro officiata, ma anche lì la situazione presto muta costringendoli a rientrare nuovamente a Costantinopoli nella primavera del 1633. I due missionari fanno quindi ritorno in Turchia per poi recarsi a Roma ed illustrare alla Congragazione di Propaganda Fide i risultati del loro operato e chiedere di essere inviati in Transilvania o in Ungheria, dove sperono di trovare un terreno più fertile per la loro opera missionaria. La relazione, in cui illustrono le prospettive di lavoro missionario nei paesi da loro visitati, viene letta il 21 novembre 1634 al Papa. In seguito a ciò vengono loro assegnate, dal ministro generale dell'Ordine, nuove province, che essi devono evangelizzare insieme ad altri dieci missionari. Il 17 aprile 1634 Padre Petricca è nominato Ministro Provinciale di Ungheria, mentre il 20 gennaio 1635 Mons. Frascella diviene Ministro Provinciale di Transilvania (Romania) e Visitatore e Commissario Generale per le province ultra montane, cum plenitudine potestatis. In quegli anni la Congragazione di Propaganda Fide si stava occupando attivamente anche della cristianità in Giappone, travagliata da notevoli persecuzioni, nell'intento di crearvi una gerarchia ecclesiastica e di istituire un seminario per la formazione del clero indigeno. Mons. Frascella è quindi chiamato segretamente a Roma ed incaricato, insieme a Padre Matheus de Castro Mahale, di una delicata missione in Estremo Oriente dove la chiesa stava subendo l'ingerenza delle corone spagnole e portoghesi e registrava, massimamente in Giappone, le tensioni tra i Gesuiti e gli Ordini mendicanti. Agli sforzi di Propaganda Fide i portoghesi opponevano quindi il loro patronato con l'intento di estendere la propria influenza anche sul Giappone. Morto improvvisamente il domenicano A. delle Piaghe, designato amministratore apostolico della cristianità giapponese, in sua sostituzione viene incaricato Mons. Frascella. Il 14 novembre 1637 il Papa Urbano VIII lo promuove alla sede arcivescovile di Mira e nel concistoro del 16 novembre lo nomina Amministratore Apostolico della diocesi di Funay in Giappone nella massima segretezza affinché la sua missione, unitamente a quella del Padre de Castro, non possa essere scoperta ed ostacolata. Il 26 gennaio 1638 è a Napoli e più tardi si imbarca da Messina per Corfù e Zante. Il 25 settembre è a Candia, ma rimasto senza denaro, torna a Messina. Imbarcatosi successivamente per Malta, dopo un'inutile attesa di mezzi per proseguire il viaggio verso Oriente, torna a Napoli, dove giunge il 9 aprile 1639. Da qui scrive a Propaganda Fide, chiedendo un compagno di viaggio che conosca l'arabo e il turco. Dopo varie difficoltà e peripezie Mons. Frascella il 10 ottobre del 1639, accompagnato da un gruppo di teatini, parte da Livorno, sbarcando ad Alessandretta (Turchia) il 25 dicembre, per dirigersi in Giappone. Prosegue il viaggio attraverso Babilonia, Maskat e Cormoran, per giungere a Goa (in India) il 24 ott. 1640. Turchia La prospettiva di continuare il viaggio fino a destinazione si rivela subito ardua. In Giappone erano stati infatti emanati severi provvedimenti, che vietavano contatti tra i giapponesi e gli europei. La sollevazione di Shimabara del 1637 aveva reso ancor più precaria la situazione dei cattolici e provocato forti restrizioni nei traffici con gli occidentali, ritenendo i missionari cattolici l'avanguardia della politica coloniale portoghese. Mons. Frascella deve quindi restare a Goa, ospitato nel convento dei francescani, i Frati Minori Osservanti. Inoltre, pur essendosi guadagnata la benevolenza delle autorità religiose e civili portoghesi, si rende conto che non gli sarebbe stato mai permesso di recarsi in Giappone.
Tuttavia, data la difficile situazione vigente in Cina, Mons. Frascella decide di attendere di partire e di rimanere ancora a Goa. Ma nel 1649 l'autorizzazione a recarsi in Cina gli viene definitivamente negata dal viceré delle Indie, che gli ingiunge invece di partire per Lisbona. Così dopo alcuni anni, ossia nella primavera del 1653 Mons. Frascella intraprende il viaggio di ritorno per l'Europa. Sbarca a Lisbona, attraversa la Spagna e si dirige a Parigi, dove lo stesso anno muore per cause del tutto sconosciute(1)(2) . ____________________________

mercoledì 5 luglio 2017

Il prefetto di Potenza ai sindaci: molti migranti in arrivo, assicurarne l’accoglienza


I Comuni della provincia di Potenza dove “non sono state attivate strutture per l’accoglienza dei migranti richiedenti asilo” dovranno “assicurare l’accoglienza nei rispettivi territori di numeri contenuti e rapportati alla popolazione”. E’ la richiesta che il prefetto di Potenza, Giovanna Stefania Cagliostro, ha fatto ai sindaci, incontrati in due giorni. Il prefetto ha spiegato che “il fenomeno migratorio in questa stagione estiva sta assumendo proporzioni importanti”. I sindaci hanno dato “ampia assicurazione e disponibilità ad effettuare una verifica delle strutture presenti nei loro territori da destinare all’accoglienza nei termini richiesti dal prefetto”.

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