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mercoledì 22 febbraio 2017

Ferrovie dello Stato assume: al via le selezioni per 1000 nuovi posti




Scatta il turnover
Frutto di un accordo sindacale autofinanziato da FS attraverso le risorse del Fondo bilaterale di sostegno al reddito, il progetto di assunzione – che sarà avviato dopo l’emanazione del Decreto interministeriale Lavoro/Economia che dovrà recepire l’accordo – prevede la sostituzione di mille lavoratori che saranno gradualmente accompagnati alla pensione.  E’ previsto quindi l’inserimento di altrettanti giovani nelle aziende di Ferrovie dello Stato: RFI, Mercitalia, Trenitalia. Ma possono aprirsi in ogni caso anche altre opportunità professionali.


Come candidarsi
“Le nuove assunzioni – si legge sul sito di FS – permetteranno alle varie aziende del Gruppo FS Italiane di poter contare su un ulteriore strumento a supporto del Nuovo Piano Industriale, attraverso l’acquisizione di competenze più moderne ed adeguate per la sua realizzazione”. Per potersi candidare, basterà andare sul sito e compilare l’apposito form online allegando il curriculum.
I requisiti utili per candidarsi
Agli aspiranti lavoratori è richiesta un’età non superiore ai 29 anni ed un diploma ad indirizzo tecnico di almeno cinque anni. Vi è poi il requisito della patente di guida B, dell’acutezza visiva di 10 decimi per ciascun occhio con campo visivo e senso cromatico normale, oltre alla voce afona a non meno di 8 metri da ciascun orecchio

martedì 24 gennaio 2017

La giovane economista lucana Antonella Lucia Teora vince il contest internazionale “FS Competition” delle Ferrovie dello Stato

1Si è tenuto a Roma il “Recruiting Day” delle Ferrovie dello Stato, per l’assunzione dei diciotto migliori giovani laureati in Economia od Ingegneria, nell’ambito del contest internazionale “FS COMPETITION”. Partendo dagli oltre 3000 iscritti alla data del 21 settembre (termine di scadenza del concorso), sono stati  selezionati, in primis, 60 candidati i quali, poi, si sono sfidati nella due giorni romana in “real time” per scegliere in un colloquio one-to-one, molto selettivo, i diciotto giovani laureati da ingaggiare nei quadri dell’area tecnica delle FS Italiane. E qui la nostra corregionale Antonella Lucia Teora, nata a San Fele 24 anni fa, grazie al suo brillantissimo curriculum (Laurea triennale all’Unibas con 110, lode e plauso; laurea specialistica in Economia aziendale, conseguita il 21 luglio 2016, alla “Sapienza” di Roma, con 110 e lode; tutor a studente universitario disabile, vari stages e tirocini presso aziende private ed enti pubblici) e alle sue ottime capacità di eloquio, ha fatto la differenza ricevendo, a tempo di record, la lettera d’ingaggio dallo staff del prestigioso marchio italiano. E, incredibile ma vero,  è già in servizio! Sembra una favola moderna, nell’epoca della meritocrazia inversa e della massima … disoccupazione giovanile, invece è una piacevole realtà. Un traguardo più che meritato, ove si consideri che la dr.ssa Teora, già nel 2014, all’Università della Basilicata aveva sbalordito tutti con una tesi intitolata “La resilienza del settore vitivinicolo in Basilicata”, spiegando in parole semplici che: “La resilienza è la capacità di un sistema, di un’organizzazione, di una comunità o di un individuo di creare, alterare e implementare nel tempo molteplici azioni adattive al fine di affrontare cambiamenti imprevisti.” Invece, nella tesi di laurea magistrale discussa alla “Sapienza” di Roma, il 21 luglio, intitolata “Un’applicazione del Three Factor Model al mercato italiano e valutazione del Carbon Risk”, la bellissima dr.ssa Teora, davanti al relatore, prof. Stefano Fontana, e alla correlatrice, prof.ssa Daniela Coluccia, ha discettato di “Metodi di Asset Pricing”, “Applicazione del Three Factor al modello italiano”, “Rischio emissioni inquinanti”etc. Chi ha avuto la fortuna di assistere alla sua brevissima “performance” ha potuto apprezzare il linguaggio forbito, tecnicamente settoriale,  della splendida ragazza nel trattare un argomento ostico e complesso come quello dell’Economia contemporanea, nell’epoca della globalizzazione totale, con tutte le implicazioni sul piano umano, sociale, etico, ambientale etc. In una fase delicatissima in cui le nostre banche (si fa per dire) rischiano il fallimento per cattiva gestione, rischio di inesigibilità dei crediti ecc., è quanto mai opportuno farsi una seppur minima cultura finanziaria perché, come dice la nostra economista nella sua introduzione: << Il costo del capitale azionario rappresenta un tema da sempre centrale nella finanza aziendale. (…) La stima di questo costo ricopre un ruolo importante nella finanza d’impresa, in quanto rappresenta la redditività minima richiesta da un azionista in base al profilo di rischiosità del proprio investimento. Rappresenta quindi il costo-opportunità dell’investimento. (…) Il Capital-asset Pricing Model (CAPM) è un modello che si basa proprio sull’analisi del rischio-rendimento, con a base diverse assunzioni, che in molti casi risultano lontane dalla realtà.>>
L’esposizione di concetti economici continua, poi, citando studi scientifici che, tanto per cambiare, criticano questo metodo, identificando “altre variabili che potrebbero influire sui rendimenti dei titoli azionari”. E’ il caso di Fama e French che “sviluppano il Three Factor Model (3 FM), inserendo nel modello, oltre al premio per il rischio di mercato, altri due fattori di rischio: il rischio dimensione e il rischio Distress.    Le analisi empiriche svolte dai due autori dimostrano come il modello a tre fattori riesca a spiegare meglio i rendimenti di titoli azionari. (…) In Italia sia il CAPM che i modelli di Pricing in generale hanno trovato scarsa applicazione in letteratura anche a causa della ridotta dimensione del mercato italiano. (…) Uno degli obiettivi della tesi è l’applicazione del modello di Fama e French al mercato  azionario italiano e il confronto con il Capital Asset Pricing Model, al fine di capire se il primo spiega meglio i rendimenti delle azioni rispetto al secondo.>>  La sensibilità verso i problemi ambientali non poteva certo far dimenticare alla dr.ssa Teora il fattore “Emissioni inquinanti” prodotte dalle industrie, che << hanno portato alla implementazione di meccanismi con il fine di ridurre le emissioni di gas serra.>> A questo proposito l’autrice cita il meccanismo perverso denominato “Emission Trading Scheme” messo in atto dal Protocollo di Kyoto, consistente nella possibilità di vendere quote di emissioni di CO2 (anidride carbonica) attraverso un mercato regolamentato. Sembra uno scherzo, ma scherzo non è: infatti, le imprese ed i Paesi che avranno un surplus produttivo di questo gas altamente inquinante potranno venderlo e conseguire un extra-profitto o, se in deficit, acquistarlo. Sentite questa: il prezzo delle quote di CO2 è stabilito con i normali meccanismi di mercato, attraverso contrattazione di borsa, ed è quindi soggetto alle fluttuazioni di mercato in relazione alla domanda e all’offerta del momento, che a loro volta sono influenzate da decisioni di tipo economico, politico, ambientale etc.  In ultima analisi, dalla lettura di questa tesi, molto articolata, ricca di grafici esplicativi, formule matematiche complesse ma ben tradotte in linguaggio accessibile, dimostrazioni empiriche basate fondamentalmente sull’explanatio per argum
enta exemplarum, emerge la profondità degli studi compiuti, l’ampiezza numerica e qualitativa dei testi consultati e la passione con cui la bravissima Antonella Lucia è riuscita, attraverso un registro linguistico di livello medio-alto, a rendere più semplice e meno arido il linguaggio spesso astruso, criptico ed incomprensibile dell’economia. Si dice spesso che bellezza ed intelligenza non vanno mai di pari passo. La smentita è servita! Ad maiora!
prof. Domenico Calderone

lunedì 16 gennaio 2017

Linea diretta con…Oggi leggo…


Ogni giorno la possibilità di scegliere una testata diversa, oppure, di leggere tutto, in una overdose di informazione. Tutti i loghi delle testate rimandano al sito con gli aggiornamenti in tempo reale. Le foto di apertura in home page sono, quasi tutte, tratte dal fantastico archivio di immagini d’epoca Getty Images

domenica 8 gennaio 2017

Lucani in Svizzera, Ticchio scrive ai politici lucani


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  •  Ai Senatori e Deputati eletti in Basilicata
                                                                                   
  •  Al Presidente Pittella e Giunta Regionale
                                                                                    
  •  A tutti i Consiglieri Regionali
                                                                                     
  • Al Presidente Adduce e Direttivo Anci
                                                                                
  • E.P.C. Alla Stampa Regionale
     
    Oggetto: desertificazione della nostra amata Regione Basilicata
    Autorità Lucane a tutti i livelli indicate in indirizzo, alla vigilia della riapertura di tutte le sedi Istituzionali è opportuno fare un po` il punto sul futuro della nostra regione e dei tanti Comuni a rischio estinzione. Chi meglio di voi/noi tutti, che siamo i rappresentanti leggittimi del popolo Lucano dentro e fuori i confini siamo chiamati alla risoluzione dei problemi della nostra Comunità. Per queste festività, natalizie e fine anno molti di noi sono venuti a trascorrere questi giorni di festa in Basilicata, compreso il sottoscritto,  a San Fele. Ahimé la desertificazione sopra menzionata, in questi quattro mesi, da agosto a dicembre ha fatto un balzo in avanti spaventoso. Un conto é leggere i dati sulla stampa,  un conto è viverla dal vivo, se in breve tempo non ci inventiamo delle soluzioni, i Comuni a rischio si estingueranno veramente del tutto.  A questo proposito l’appello stringente va ai Senatori e Deputati eletti in Basilicata, di maggioranza e di minoranza, smettetela di farvi la guerra e concentratevi uniti, su come risalire la china di una regione ferita a morte. Per dare linfa a tutti i Comuni Lucani, ma soppratutto ai Comuni interni e di montagna, la prima cosa da fare in Parlamento è proporre di diminuire, se non addirittura azzerare le tasse sulle piccole e medie imprese. Oggi, da un commerciante o un artigiano di questi nostri Comuni con qualsiasi attività, non si puo` pretendere che paghi le stesse tasse di un suo simile di Napoli, Roma, Firenze, Torino, Milano. Per dare linfa a questi nostri Comuni, tutti insieme, chiedo/chiediamo a voi nostri rappresentanti di maggioranza e minoranza, fate questo primo passo subito a livello parlamentare, uniti, non singoli e sparpagliati, come purtroppo è accaduto fino ad oggi. I passi successivi sono i collegamenti e i servizi, altrimenti si rimane tagliati fuori da tutto e da tutti. Un esempio su tutti, la ristrutturazione del servizio postale, se si dovesse dar seguito a questa ristrutturazione è la fine di un sogno. Cari Parlamentari, caro presidente Pittella e Consiglio regionale al completo, caro presidente Adduce e Consiglio direttivo Anci, se su questo tema non si interviene con convinzione, con le Istizuzioni preposte, é una sconfitta totale per tutti, in primo luogo per voi che ci rappresentate a tutti i livelli. Personalmente, come a tanti altri cittadini Lucani dentro e fuori i confini, la domanda sorge spontanea:  con le potenzialità che la natura ci ha messo a disposizione, come può la Basilicata, trovarsi in uno stato comatoso come quello attuale. Sotto tutti i punti di vista, mi chiedo, chiediamoci tutti,  dov’è che  come Istituzioni e Popolo Lucano sbagliamo. Se tutti ci fermiamo e riflettiamo un attimo, tutti ci accorgiamo, che con le risorse che la natura ha riservato alla nostra regione, oggi dovrebbe essere la Svizzera dell’Italia, invece ci troviamo ad essere una regione povera. Su questa triste riflessione  un mio amico direbbe ‘come si può non essere amareggiati, quando sotto gli occhi di noi tutti è vivo questo scempio’.  A questa domanda è opportuno che come nostri rappresentanti a tutti i livelli, vi sollecitate a darmi/darci una risposta plausibile e veritiera. Andare avanti in questo modo, non è piu` accettabile.
    Ticchio Giuseppe componente del direttorio della Federazione Lucana in Svizzera.
  • LINK     http://consiglio.basilicata.it/consiglioinforma/detail.jsp?otype=1120&id=3380126&value=informa#.WHL7DKRd7IU                                                                             

sabato 7 gennaio 2017

SAN FELE:< Anno 969 d.C.- Anni 1886 e seguenti>



Anno 969 d.C. Ottone I di Sassonia, dopo la vittoriosa battaglia di Bovino, fa costruire su una delle tre cime che sovrastano la Valle di Vitalba, e precisamente su quella centrale, che da allora si chiamerà Monte Castello, un fortilizio con funzione di avvistamento e difesa contro i Bizantini. E’ nata San Fele, ovvero il Castrum Sancti Felicis.
Che sia stato l’imperatore sassone a costruire la rocca, e non Federico II come vogliono altri, può essere confermato dal fatto che, in occasione della numerazione civica del 1908, venga assegnato, fra i luoghi da censire, la Rampa di Ottone I, corrispondente all’attuale via Francesco Stia.
Il none dato al Castrum, “San Felice”, spiegato con la probabilità che i costruttori fossero Venosini, devoti di quel santo vescovo africano di Tripoli martirizzato a Venosa sotto Diocleziano. Thumbnail image
Preesistente alla Rocca era pure la Contea di Armatiedi o Armaterra, che si vantava di un castello, ora ridotto a pochi ruderi, perché distrutto nel 1431 dal conte di Sant’Angelo dei Lombardi, Giovanni Zurlo. In contrada Masone era già un castello ed un altro in contrada Valvano, appunto dei Conti Balban, che tanta parte avranno nella storia dell’Abbazia di Santa Maria di Pierno.
Anno 1020: Enrico II di Baviera, detto il Litigioso, essendosi opposto al nuovo imperatore Ottone II, vinto e relegato nel Castrum Sancti Felicis per breve tempo, liberato diverrà re di Germania, ma soprattutto egli è il padre dell’imperatore Enrico II ovvero S. Enrico.
Anno 1022: l’imperatore San Enrico visita il Castrum con il Patriarca di Aquilonia, l’arcivescovo di Colonia, l’arcivescovo di Milano, Eriberto di Intimiano, e numerosi Vescovi, Conti, Marchesi e Baroni.
Anno 1036: come conseguenza delle lotte tra l’arcivescovo di Milano e i Valvassoridi, alcuni milanesi sono confinati proprio a San Fele, liberati da Corrado II, essi restano a San Fele, a causa dell’epidemia che interessava Milano, imparentandosi con donne della vicina Vitalba, saranno queste le prime famiglie del paese: Faggella, Ruggiero, Tomasulo, Russino, Mazzia, Muccia.
Anno 1041: i Normanni si stanno affermando nell’Italia meridionale, è con loro il sanfelese Ardoino, uno dei milanesi non rientrati nella propria città, che in premio otterrà il titolo di Signore di San Fele. Nasce così la Baronia, i successori saranno Pietro, Giazzolino e Tancredi.
Annno 1090: la malaria, che miete vittime nella vallata sottostante, spinge gli abitanti di Vitalba a cercare rifugio nella vicina altura ed a popolare il borgo. Sorge la prima Chiesa, dedicata a San Nicola (oggi facciata del palazzo Frascella) e successivamente quelle di San Vito e Sant’Eustachio (scomparse) e quella dell’Addolorata.
Anno 1121: San Guglielmo da Vercelli fonda la Chiesa di Pierno.
Anno 1128: i Papi osteggiano i Normanni e lo scontro armato fra Ruggiero II e Onorio II si conclude con i primi accordi di pace stipulati ad Montem Sancti Felicis, cioè sulla Rocca.
Anno 1131: lotte fra Ruggiero II e i Principi normanni appoggiati dai Papi, nuovi flussi verso il Castello a causa delle devastazioni di Vitalba. Gilberto de Balban conquista la rocca; pace fra Ruggiero II e Papa Innocenzo II.
Anno 1189: Gilberto II de Balban, amplia la Chiesa di San Guglielmo, i lavori terminano nell’anno 1197.
Anno 1197: inizia la dominazione Sveva nel Meridione d’Italia
Anno 1224: nella neo fondata Università di Napoli vengono chiamati ad insegnare Giordano da San Fele ed il clericus Giovanni di Armaterra.
Anno 1240: il castello di San Fele dventa uno dei soli quattro Castelli Curiali di tutto il Meridione d’Italia.
Anno 1253: Enrico il minore, figlio di Federico II, è dal fratello Corrado, nuovo imperatore, mandato prigioniero nel Castello di San Fele e fatto uccidere per mano del Castellano Giovanni Moro.
Anno 1266: Carlo d’Angiò è il nuovo Re di Napoli, malumori per tassazioni e vessazioni, per cui diffuso banditismo e San Fele ridiventa Feudo affidato a Giovanni Gaulard, Drogone di Beaumont, Guglielmo di Melun, per ritornare poco dopo alla Regia Curia.
Anno 1270: il re Carlo d’Angiò fa provvedere ad ulteriori fortificazioni del Castello
Anno 1273: ribellione di Bartolomeo de Ruggiero contro la tassa maritale ed il tentativo di stupro della figlia. Uccisione di soldati francesi e fuga di tutti i cittadini nel Bosco di Santa Croce contro l’Editto di sterminio emanato da Carlo d’Angiò: è il così detto Vespro della Valle e il momento della Piccola Repubblica di Santa Croce.
Anno 1274: il 15 agosto i sanfelesi, perdonati, ottengono che la firma del provvedimento sia, dai messi del re Carlo, apposta in Pierno, ai piedi della Vergine, da ciò la solenne celebrazione dell’Assunta a Pierno il 15 di ogni agosto.
Anno 1284: San Fele, Armaterra e Vitalba diventano un sol Feudo.
Anno 1382: la regina di Napoli, Giovanna, e il marito Ottone di Brunswick sono prigionieri nella Rocca.
Anno 1416: Ser Gianni Caracciolo, Gran Siniscalco del Regno, e la sua famiglia governeranno San Fele fino all’anno 1487.
Thumbnail imageAnno 1438: la Valle è schierata con gli Aragonesi; Antonio Caldora, capitano di ventura al soldo di Renato d’Angiò, bombarda e distrugge il Castello, altrimenti imprendibile.
Anno 1456: un terribile terremoto distrugge la Chiesa di Pierno.
Anno 1487: San Fele torna alla Regia Curia, in occasione della seconda congiura dei Baroni contro gli Aragonesi.
Anno 1502: gli Spagnoli scendono alla conquista del Regno di Napoli; San Fele, con Ascoli, Atella e Labriola diventa Feudo del Vice re di Napoli, Guglielmo Cialone Principe d’Oranges, e poi per la fellonia di questi, nell’anno 1532, è data in feudo da Carlo V ad un suo generale, il Principe Antonio de Leyva. E’ questa famiglia a provvedere, nell’anno 1551, alla ricostruzione e all’ampliamento della Chiesa di Pierno, e nel frattempo, nel 1514, dichiarata Abbazia dal Papa Leone X.
Anno 1514: inizia la costruzione della Chiesa Matrice “Santa Maria della Quercia”, i lavori saranno ultimati nell’anno 1584.
Anno 1555: costruzione della Chiesa dell’Annunciata
Anno 1603: il feudo è dai Leyva venduto ai Grimaldi.
Anno 1613: i Doria acquistano il feudo e saranno Signori di San Fele fino al 1811.
Anno 1627: costruzione della Chiesa di Santa Lucia.
Anni 1502-1734: numerosi terremoti, frane, carestie e pestilenze nonché l’esosità della tassazione, comportano l’emigrazione all’interno del regno ed un diffuso fenomeno di banditismi; nel frattempo, sul finire del 1600, nasce l’Università, successivamente sarà il Comune, e con essa i Baroni e i Principi lasciano il posto alle nuove classi emergenti dei Civili, fra i sanfelesi più illustri del periodo: Padre M° Giovanni Battista Guglielmo Leone.
Anni 1735-1860: il Regno dell’Italia Meridionale passa ai Borboni; verso la metà del 1700 il numero degli abitanti cresce e con esso le attività, tra cui la lavorazione della lana grezza grazie alla costruzione di Valchiere.
Anno 1759: la Chiesa Matrice si amplia con l’aggiunta delle navate, delle cappelle laterali e della cupola di scuola vanvitelliana.
Anno 1799: l’Università di San Fele è fra le prime ad innalzare l’Albero della Libertà della rivoluzione napoletana.
Anno 1800: il 9 Ottobre nasce, da Giovanni Battista de Jacobis e Giuseppina Muccia, Giustino Sebastiano Pasquale, Missionario in Terra d’Africa, morto nella Valle di Alighediè il 31 luglio 1860 e proclamato Santo il 26 ottobre 1975.
Anni 1861-1863: all’Unità d’Italia segue il periodo del Brigantaggio, al quale San Fele partecipa con alcuni suoi capibanda.
Anni 1886 e seguenti: frutto macroscopico dell’Unità sarà il fenomeno preminente e devastante dell’emigrazione di massa causando un calo demografico del paese dai 12000 abitanti del secondo ‘800 ai 3000 attuali.


lunedì 2 gennaio 2017

Debiti fuori bilancio senza limiti al comune di Rapolla


<... tra i comuni lucani più indebitati, fanno peggio solo Barile, Francavilla in Sinni e San Fele>

"Non si smentisce la gestione allegra, superficiale e sbagliata dell'Amministrazione comunale di Rapolla. 
Nella relazione al bilancio del Revisore dei Conti, il Comune del Vulture ha un milione e mezzo di euro di debiti fuori bilancio, pari a 360 euro per ogni residente, neonati compresi.
Tale situazione offre a Rapolla un triste quarto posto nella classifica della regione Basilicata, tra i comuni lucani più indebitati, fanno peggio solo Barile, Francavilla in Sinni e San Fele (la classifica è riferita all’anno 2014 l’ultima disponibile)". 
Lo comunicano in una nota alla stampa il gruppo Attivisti 5 Stelle Rapolla. 
"I debiti fuori bilancio - spiegano i pentastellati - sono dovuti a contenziosi, urgenze o altro che il Comune non ha ancora pagato, debiti che qualcuno prima o poi dovrà pagare. 
I contenziosi e le pendenze nei confronti del Comune di Rapolla - aggiungono - non sarebbero finiti e i debiti potrebbero essere addirittura più alti, tant'è che il Revisore dei Conti, nella sua relazione, consiglia all'Amministrazione di munirsi di 'accantonamenti per rischio da soccombenza da contenzioso'.
Un rischio che la comunità rapollese vive inconsciamente, una realtà sottaciuta che ha poco rilievo nel dibattito pubblico, ma che potrebbe incidere fortemente sulle casse del Comune e quindi sulla possibilità o meno di offrire servizi migliori o peggiori ai cittadini. 
Un grosso contenzioso - sottolinea il gruppo Attivisti 5 Stelle Rapolla - si è già presentato nelle finanze comunali di qualche anno fa. Si tratta di un Lodo Arbitrale del 2012 che vide soccombere il Comune per 320mila euro. Una vicenda, con risvolti in giallo, tuttora in corso, con esborsi di 9mila e 500 euro al mese ad una nota ditta locale. 
E’ improbabile migliorare una condizione debitoria consolidata, costantemente appesantita e mai seriamente affrontata - sottolineano gli attivisti pentastellati di Rapolla - . Ci auguriamo che nell’approvazione del bilancio comunale di fine anno, l’Amministrazione segua scrupolosamente le raccomandazioni del Revisore dei Conti ed eviti la creazione di altri debiti accendendo nuovi mutui. 
Il sindaco e gli amministratori - concludono - dovrebbero sapere che i debiti condizionano fortemente l'erogazione dei servizi ai cittadini, che sono già limitati a causa dei tagli dal governo centrale, e penalizzano le politiche sociali e culturali del Comune. Inoltre mettono una seria ipoteca sul futuro della nostra piccola comunità".

LINK  http://basilicata.basilicata24.it/lopinione/interventi-commenti/debiti-bilancio-comune-rapolla-22807.php